L’UNIONE FA LA FORZA

Sabato 22 aprile MANIFESTAZIONE E CONFERENZA STAMPA

a Palazzo Tursi – GENOVA

http://www.fivedabliu.it/2017/04/24/lunione-fa-la-forza/

 

 

PER UNA GESTIONE VIRTUOSA PUBBLICA DI AMIU e quindi

 

CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE DI AMIU e ACAM, quindi

 

CONTRO LA TERZA DELIBERA DI AGGREGAZIONE CON IREN

 

Coordinamento ligure Gestione corretta rifiuti

 

Comitato genovese Acqua Bene Comune

 

Coordinamento ligure Acqua Pubblica

 

Comitato spezia Acqua Bene Comune

 

ULA Unione lavoratori AMIU

 

ORSA e CUB trasporti di AMT

 

Rifiuti Zero Piemonte

 

Comitato provinciale Acqua pubblica Torino

 

Forum nazionale movimenti per l’Acqua

 

Zero Waste Italy

 

Gli occhiali di Doria per capire AMIU e Genova

 

IL MATRIMONIO AMIU-IREN: un mare di falsità dalla Giunta Doria

Comunicato stampa 22-4-17 

 

1) La chiusura di Scarpino ha provocato un extra-costo di 28 milioni €/a per trasporto e smaltimento fuori regione: FALSO

 

28 milioni di euro è l’attuale costo di smaltimento fuori regione, pari a 140 € per ognuna delle 200.000 tonnellate trattate, a fronte di un costo medio di 60 €/t del “normale” conferimento a Scarpino prima della chiusura. Pertanto il costo aggiuntivo è 16 milioni di euro/anno, circa il 10% della attuale TARI. Tale costo graverà sulla TARI per almeno 4 anni, necessari per autorizzazioni e realizzazione degli impianti previsti dal Piano Metropolitano

 

 

 

2) I costi per la bonifica di Scarpino e per conferire organico in impianti di compostaggio fuori regione dovranno gravare sulla TARI: FALSO

 

La chiusura di Scarpino (discarica per 200.000 t/a di rifiuti indifferenziati) e dell’impianto di compost in Val Varenna (9.000 t/a di organico) fu causata da gravi eventi meteorologici. Il Comune avrebbe dovuto chiedere un risarcimento danni, da usare per contenere il percolato di Scarpino e per trasferire in altro sito più sicuro l’impianto di compostaggio, che avrebbe potuto trattare tutto l’organico raccolto nei quartieri genovesi (120.000 abitanti) con raccolta porta a porta. I costi devono essere ripagati da fiscalità nazionale

 

 

 

3) Solo la realizzazione dei nuovi impianti di trattamento ridurrà gli extra-costi: FALSO

 

Gli extra-costi si possono ridurre in modo significativo e più rapidamente con politiche di 

 

incentivi per diminuire alla fonte la produzione di rifiuti (che azzerano i costi di trasporto e smaltimento) e con i ricavi derivanti dalla vendita dei materiali differenziati, in media 39€/t (dati AMIU).

 

In emergenza discarica si doveva subito dare priorità a queste scelte con una politica di incentivi simile a quella già adottata per promuovere il compostaggio domestico: sconti sulla TARI a fronte di autocertificazioni di pratiche documentabili (recupero di alimenti in scadenza, uso di pannolini lavabili, abolizione stoviglie “usa e getta”, offerta di acqua del rubinetto e bevande alla spina nella ristorazione…).

 

Una riduzione del 10% dei rifiuti ci farebbe risparmiare 3 milioni €/a.

 

Un raddoppio dell’attuale raccolta differenziata (da 33% al 66%) darebbe ricavi di circa 8 milioni €/a. L’effetto combinato (11 milioni) coprirebbe in gran parte gli extra-costi.

 

 

 

4) La raccolta differenziata non può superare il 57% nelle città (Milano 54%, Brescia 57%, Torino 43%): FALSO

 

Con il metodo Porta a Porta, adottato in 2 quartieri genovesi (Quarto Alto, Colle degli Ometti, circa 2.000 famiglie) la RD ha raggiunto rapidamente l’84%. E altre 60.000 famiglie sono in attesa del porta a porta, in base al progetto CONAI, bloccato quando IREN è entrata in pista.

 

Le città citate con RD inferiori al 65%, sono quelle dotate di inceneritori, la cui alimentazione disincentiva politiche di riduzione e RD spinta. Nelle città dove si è scelto il Porta a Porta (Trento, Treviso, Perugia, Olbia) si è sempre superato il 65%. Significativo l’80% a Parma nonostante inceneritore, grazie a virtuosa volontà politica della Giunta.

 

       

 

5) Il contratto di servizio con AMIU scade nel 2020 e senza IREN si deve andare a gara:

 

FALSO: il Consiglio di Stato chiarisce con sentenza che i Comuni sono liberi di conferire il servizio in house senza gara. Scelta fatta a Forli, dove 15 comuni sui 30 della provincia, hanno deciso di non rinnovare il contratto di servizio a Hera, una delle 4 maggiori multi-utility, e di gestire i rifiuti in house. 

 

Il Comune di Genova può deliberare di rinnovare il contratto con AMIU per almeno12 anni.

 

In questo modo AMIU può accedere a finanziamenti per realizzare gli impianti e, con i ricavi derivanti dalla vendita di biometano, compost, metalli, carta e cartone, polimeri potrà estinguere il debito.

 

 

 

 

 

 

 

 

AMIU NON E’ DISONORATA, non serve matrimonio con IREN

 

Così sosteniamo, perché, insieme ad altre realtà, siamo contrari all’ingresso di IREN nella gestione dei rifiuti a Genova. Non condividiamo le nere previsioni di vari giornali dopo la bocciatura in consiglio della aggregazione il 7-2-17 ed il ritiro della nuova proposta di giunta il 31-3-17, che riteniamo invece un possibile punto di ripartenza. Siamo indifferenti, anzi dispiaciuti dei vari giochi di potere, noi continuiamo a pensare che si deve agire in base ad una logica trasparente ed a valori in cui si crede.

 

Noi crediamo nella strategia verso rifiuti zero, già realizzata con traguardi importanti in varie città in Italia e in Europa; sappiamo poi che Amiu è un’azienda sana, nonostante enormi errori in passato e ripetuti tentativi di affossamento, che da tempo ha bisogno di dotarsi di impianti per realizzare il proprio piano industriale 2014 all’interno del Piano metropolitano dei rifiuti.

 

Gli scarti dei genovesi (carta e cartone, plastica, organico, apparecchi elettrici e cellulari, …) hanno un elevato valore commerciale se vengono raccolti separatamente e poi riciclati.

 

Inoltre il primo e più urgente interesse dei genovesi è ridurre alla fonte la produzione di scarti con scelte intelligenti del Comune: ma l’interesse di Iren, di continuare ad avere molti rifiuti irrecuperabili per i propri “termovalorizzatori” a Torino e Parma, è in grave contrasto con l’obiettivo di economia circolare indicato dalla Commissione europea.

 

Quindi non sarebbe saggio regalare la nostra ricchezza a chi, come IREN, sa solo fare, come spa multi-utility, facili affari, anche contro i comuni suoi azionisti: recupera energia dai rifiuti con spese a carico di famiglie ed aziende, distribuisce utili scandalosamente elevati, trascura manutenzione reti idriche, accumula debiti. Una azienda si può considerare pubblica quando agisce nell’interesse del territorio e dei cittadini, non quando il suo capitale è posseduto in parte da Comuni che incassano dividendi.

 

La crisi di AMIU non nasce oggi, ma da mancate scelte del passato.

 

E oggi ci sono alternative all’ingresso di Iren; nello stesso piano industriale AMIU 2014 si indicavano altre strade: reperimento per la messa in sicurezza di Scarpino di altre fonti di finanziamento quali i fondi europei, come scritto nell’accordo sindacale del 29-7-16, o fondi ministeriali o ancora Cassa Depositi e Prestiti, per evitare di addebitare nella TARI i costi di una bonifica. Questa strada non è stata poi seguita, neppure in seguito a ripetute richieste in consiglio comunale di analisi di alternative finanziarie, come non è mai stata chiesta l’emergenza ambientale e idrogeologica per risanare Scarpino. Forse per giustificare l’aggregazione con IREN?

 

Se poi, visti i costi di messa in sicurezza di Scarpino, le banche non concedono ulteriori crediti ad AMIU per i nuovi impianti (circa 70 milioni € secondo il piano metropolitano, che comunque Iren non avrebbe finanziato), allora perchè escludere un’altra strada: fare 3 bandi riservati a società di impiantistica industriale per la realizzazione di singoli impianti di: 1) selezione e recupero materia seconda 2) bio-digestione con recupero metano e successivo compostaggio 3) compostaggio? Si chiede di costruire gli impianti con recupero dell’investimento in 15 anni, con eventuale condizione di assumere manodopera e tecnici AMIU. Gli impianti producono utili, non sono solo un costo!

 

Per questo abbiamo proposto al Consiglio Comunale la sospensione della delibera e l’istituzione di un tavolo tecnico per elaborare un progetto condiviso. Ora cercheremo insieme a lavoratori AMIU, cittadini e gruppi di difesa ambientale contrari all’ipotesi di privatizzazione, di costruire un’alternativa possibile: sappiamo che vincere è più impegnativo che perdere.

 

 Coordinamento ligure Gestione Corretta Rifiuti

 

Alternative concrete a privatizzazione di AMIU

 

Giovedì 23 marzo presso il Palazzo Ducale di Genova si è tenuto il convegno indetto dal Coordinamento ligure Gestione Corretta Rifiuti (GCR). All’incontro erano presenti quattro aziende locali di impiantistica industriale del settore trattamento rifiuti (bio-digestione della frazione organica, recupero di metano dal biogas, compostaggio, trattamento a freddo dell’indifferenziata per recupero materia).

 

L’obiettivo era un confronto con le aziende per verificare la praticabilità delle proposte fatte dal coordinamento GCR al Consiglio Comunale di Genova in merito all’aggregazione AMIU-IREN.

 

Riteniamo infatti che l’aggregazione sia interessante solo per IREN che, aggiudicandosi un altro monopolio nel campo dei servizi pubblici, avrà un’ulteriore possibilità di aumentare i propri utili a spese della tariffa pagata dagli utenti, come già sperimentato nel settore dell’acqua a Genova e negli altri territori conquistati (Piemonte ed Emilia); col vantaggio inoltre di poter rifornire i propri inceneritori di Torino, Parma e Piacenza.

 

AMIU non avrebbe alcun vantaggio ad essere assorbita; neppure lo avrebbe il servizio di raccolta rifiuti per gli abitanti di Genova, che richiede invece per essere efficiente la costruzione di nuovi impianti necessari per una gestione virtuosa e previsti dal Piano rifiuti di Città Metropolitana.  

 

L’incontro con le aziende del settore, molto interessante e utile per l’esame di aspetti tecnici, economici, amministrativi, ha chiarito che sono realizzabili e normalmente usate da amministrazioni pubbliche, modalità diverse per dotarsi degli impianti. Sono possibili finanziamenti della Banca Europea degli Investimenti (BEI), sistemi di tipo ESCO, project financing. Queste procedure prevedono che le aziende progettino, costruiscano, e poi gestiscano gli impianti affiancandosi per un certo periodo ad AMIU, consentendone la formazione del personale e garantendo la qualità degli impianti.

 

Ribadiamo quindi la nostra richiesta al Consiglio comunale di Genova di confermare AMIU come azienda in house, prolungando il contratto di servizio per almeno 12 anni: la gara non è obbligatoria, come afferma la sentenza di marzo 2016 del Consiglio di Stato (la legislazione europea ed italiana non obbligano alle gare, il comune ha il potere di scegliere).

 

Genova, 24 marzo 2017

 

Coordinamento Ligure per la Gestione Corretta dei Rifiuti (GCR)

 

Comitato Genovese Acqua Bene Comune

 

Convegno con aziende e consiglieri 23 marzo

 

INVITO

 

Il coordinamento GCR si è attivato sul territorio genovese e con diverse realtà politiche locali per combattere la scelta della Giunta Comunale di aggregare AMIU con IREN e propone altre vie per permettere ad AMIU di dotarsi degli impianti indispensabili a raggiungere le prestazioni e gli obiettivi previsti dal piano rifiuti di Città Metropolitana.

 

Vie alternative attraverso finanziamenti della Banca Europea Investimenti o sistemi di tipo ESCO o altre forme di finanziamento attivabili per le aziende che di mestiere progettano, finanziano, costruiscono, gestiscono impianti di questo tipo in affiancamento ad aziende comunali. Il percorso porterebbe, attraverso l’affiancamento continuo di personale variamente qualificato di AMIU, un incremento di competenze per rendere in seguito AMIU autonoma.

 

Quindi è stato organizzato un incontro pubblico in cui il Coordinamento ligure GCR metterà a confronto le aziende del settore impiantistico con i dubbi dei Consiglieri Comunali.

 

A PALAZZO DUCALE DI GENOVA,

 

SALA DELL’ASSOCIAZIONE STORIA E PATRIA

 

(entrando da De Ferrari la prima a sinistra)

 

 

 

GIOVEDI’ 23 A PARTIRE DALLE ORE 17

 

Sono invitati tutti i cittadini, i Consiglieri Comunali e gli operatori liguri o comunque vicini a Genova che possiedono know-how specifico nel settore del trattamento e valorizzazione dei rifiuti, in particolare:

– Biotec Sistemi (pretrattamento e digestione anaerobica)

 

– Anaergia (pretrattamento, digestione, selezione meccanica, depurazione reflui)

 

– Entsorga (digestione anaerobica e compostaggio)

 

– P&W (progettazione impiantistica, project financing nel settore)

 

 

 

Coordinamento Ligure per la Gestione Corretta dei Rifiuti (GCR)

 

https://gcrliguria.wordpress.com/

 

Comitato Genovese Acqua Bene Comune

 

Perché NO al matrimonio AMIU-IREN

 

AMIU-IREN: perché questo matrimonio non s’ha da fare (ne ora ne mai)

1)    Cosa è IREN?

Il sindaco Doria in una intervista afferma che IREN è una società controllata da Comuni, che eleggono ben 11 consiglieri d’amministrazione su 13. Allora andiamo a vedere se i consiglieri hanno indirizzato la gestione della società a favore dei Cittadini.

 

a) Formalmente è una SPA, società per azioni quotata in borsa, soggetto di diritto privato, con scopo di realizzare un guadagno per gli azionisti. CC, Art. 2247. Con il contratto di società due o più persone conferiscono beni o servizi per l’esercizio in comune di una attività economica allo scopo di dividerne gli utili. I soci pubblici, anche se lo volessero [proposizione ipotetica del 3° tipo, quello dell’irrealtà], non potrebbero imporre scelte che ostacolano il legittimo interesse dei soci privati ad un profitto. ([1])

b) Sostanzialmente? Iren privilegia la massimizzazione del profitto immediato con indifferenza per i danni ambientali, sanitari, sociali e anche economici, “costi esterni” addossati alla collettività: nella gestione dei RIFIUTI incenerimento (Tecnoborgo a Piacenza, PAI a Parma Gerbido a Torino), nella produzione di ENERGIA elettrica rigassificatore di Livorno, centrali a carbone, nell’ACQUA aumento continuo di tariffe e utili e esplosione di tubi. Nel piano industriale obiettivo strategico è aumentare la remunerazione del capitale investito dal 5,5% al 8% nel 2021.

 

2)    Perché la potente multi-utility IREN vuole AMIU?

Giuridicamente AMIU e IREN sono entrambe spa private.

Ma AMIU è una “società in house” con socio unico il comune di Genova, ente costitutivo della Repubblica secondo la Costituzione, titolare di un servizio pubblico, che risponde ai cittadini.

Il motivo dell’aggregazione sta in IREN, non in AMIU.

L’attuale AD di IREN Massimiliano Bianco, scelto dai sindaci Genova, Torino e Reggio Emilia([2]), in una  intervista all’ANSA Economia “La sfida dell’innovazione e dell’efficienza” spiega:

“….occorre incrementare la capacità del nostro Gruppo di generare soddisfacenti risultati economici e finanziari, ampliando l’offerta nel core business, non solo nei territori non serviti ricadenti nelle Regioni di riferimento, ma anche in territori limitrofi, sviluppando in modo selettivo business ad alta integrazione con quelli tradizionali. Entrambe le strategie si potranno conseguire sia attraverso una crescita organica sia per aggregazioni, facendo leva sulle nostre forti competenze tecniche e gestionali ed avendo sempre sotto controllo il livello di indebitamento aziendale”.  (dal sito di IREN SpA).

In questo quadro va vista la campagna di conquiste che completeranno il controllo di Iren sui servizi a rete (acqua e gas) e ambientali, con l’acquisizione di AMIU a Genova e di ACAM a La Spezia e in prospettiva tutta la Liguria.

Notiamo che tutta l’operazione verrà fatta a debito: Iren si farà dare dalle banche l’importo necessario e le rate saranno coperte dall’aumento della TARI (già ora circa 127 milioni di euro all’anno, pagati da famiglie e aziende genovesi), così come gli alti dividendi che Iren ha l’obbligo di distribuire.

 

3) Perché alcuni sostengono il matrimonio?

 

a)    Una prima banale risposta: IREN è un “poltronificio” che remunera generosamente chi lo gestisce (l’AD guadagna il doppio del Presidente degli Stati Uniti). La struttura di IREN favorisce una disparità di trattamento: alla base società operative con utili compiti operativi, sopra società finanziarie con compiti oscuri e troppi amministrativi: 45 dirigenti, su 900 quadri e impiegati.

b)    Governare le società di servizi è sicuramente un problema per gli enti locali: meglio allontanare il problema delegandolo ad altri. Ma in questo modo si allontana dal controllo democratico le scelte sui servizi pubblici.

c)    Allontanare l’interlocuzione dei lavoratori dall’ente locale per trasferirle ad un’azienda lontana – fisicamente e organizzativamente – e meno “influenzabile” dalle manifestazioni sindacali e dal voto amministrativo, che avrà buon gioco a giustificare le scelte col “mercato”, ad es tagliare il costo del lavoro.

 

4)    Quali alternative per evitare il matrimonio?

a)    Si può prorogare il contratto di servizio ad AMIU per evitare la gara regionale del 2020 gestita dalla Regione? La gara fu una scelta della passata amministrazione regionale, confermata dall’attuale.

L’articolo di legge citato nella delibera bocciata ([3])consente di prorogare il contratto in caso di aggregazioni, ma non ne proibisce la proroga per le società in house.

Che un ente Locale possa prorogare, con motivazioni, il contratto di servizio con una propria società in house, è stato confermato dalla Sentenza del Consiglio di Stato 15 marzo 2016, n. 1034 in cui si afferma che il Comune può gestire in proprio (in economia o mediante società in house) il servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti solidi urbani.
Ciò secondo l’orientamento eurounitario e secondo la legislazione italiana.
In un punto successivo la stessa precisa che la Regione “possa legittimamente porre o mantenere una disciplina in tema di modalità di affidamento dei servizi pubblici locali di rilevanza economica difforme rispetto a quella recata dallo Stato” anche perché questa è precisamente materia di competenza legislativa esclusiva dello Stato

In altri termini non è vero che senza aggregazione è impossibile prolungare il contratto di servizio ad AMIU: si tratta non di un obbligo giuridico, ma di una scelta politica (sbagliata). Il sindaco avrebbe potuto già prolungare il contratto per 20 anni senza aspettare la scadenza 31 dicembre 2020, giustificando la proroga con la necessità di ammortizzare gli impianti previsti dal Piano Città Metropolitana.

b)    Oppure una scelta coraggiosa per rispettare il referendum 2011 “sull’acqua”.

Liquidare AMIU SpA e contestualmente creare una “nuova AMIU” azienda speciale consortile (come è Acqua Bene Comune a Napoli), con possibilità di adesione della Città Metropolitana e dei Comuni della ex Provincia di Genova, per coprire l’intero bacino. Essendo una nuova società non ha i vincoli di assunzione personale e nel passaggio tra le due aziende il Comune, che rientra in possesso dei beni di AMIU SpA, può decidere di tenersi la proprietà di Scarpino1 la vecchia discarica causa del rilascio di percolato, per scindere il suo costo di risanamento dal costo di manutenzione di Scarpino2 che resta in TARI.

 

5) Quali scelte virtuose per la gestione dei rifiuti a Genova?

 

Grazie al Piano di gestione dei materiali post consumo 2014 voluto dal Presidente Amiu Castagna, votato dal Consiglio Comunale e dalla Città metropolitana, gli interessi in gioco stanno cambiando.

 

a)    Puntando al massimo recupero di materia, il valore economico di AMIU diventa la capacità dei suoi dirigenti, tecnici, maestranze di gestire la “miniera urbana” che ogni giorno mette a disposizione oltre 600 tonnellate di acciaio, allumino, rame, cellulosa, vetro, polimeri di sintesi, biopolimeri, che, separati alla fonte, hanno un elevato grado di purezza e un valore di mercato.

L’altra ricchezza da riconoscere ed incentivare è la diffusa capacità delle famiglie e delle aziende genovesi di separare alla fonte i loro scarti: nei quartieri dove si è avviata la nuova raccolta (porta a porta e prossimità) la percentuale di RD è nettamente aumentata, come la qualità delle frazioni separate. I gravi ritardi nella attivazione del “porta a porta” e nella realizzazione di quattro isole ecologiche sono preoccupanti sintomi di tentativi di deprezzare AMIU per spalancare le porte al privato “salvatore”.

 

b)    Ulteriore valore aggiunto: anche chiusa, la discarica di Scarpino produce reddito, sotto forma di bio-gas, derivante dalla bio-degradazione degli scarti organici accumulati qui da oltre 40 anni, annualmente circa 69 milioni di kWh immessi in rete, che potrebbero coprire i costi annuali dell’impianto di trattamento del percolato.

Ora tutti questi ricavi, da dieci anni, vanno alla società concessionaria Asja, per improvvida decisione della vecchia dirigenza AMIU. Ma il contratto con Asja è in scadenza e dopo una breve proroga, per la formazione delle maestranze AMIU, l’impianto di captazione potrà tornare ad AMIU.

Scarpino oggi produce anche 30.000 kWh all’anno di energia solare ed eolica, con impianti fotovoltaici ed eolici al suo interno. Ora le potenze installate sono limitate, ma la grande superficie disponibile, l’elevata insolazione e ventosità del sito permetterebbero a Scarpino di diventare una importante centrale ad energia rinnovabile a servizio della città.

 

c)    Ulteriore strategia per diminuire i costi e quindi la TARI per i cittadini: diminuire la produzione di rifiuti alla fonte, rendendo operativi i progetti approvati nel 2009 dalla provincia di Genova, finalizzati a passare da 550 kg pro capite a 100, obiettivo possibile con adeguate scelte di contrasto all’usa e getta.

Il rifiuto che non c’è, non si deve raccogliere, non si deve trasportare, non si deve trattare, non si deve smaltire e quindi evita gli extra costi per trasporto fuori regione e smaltimento con inceneritore.

Infatti l’impossibilità di conferire il residuo indifferenziato a Scarpino e l’assenza di impianti per la frazione organica e l’indifferenziato ci costringe ad “esportare” fuori regione circa 200.000 t/a spendendo 28 milioni € per trasporto e smaltimento: 140 €/t.

Ogni tonnellata di scarto che i genovesi riusciranno a non produrre più ci farà risparmiare 100€, quindi ben vengano campagne di promozione del compostaggio domestico e di comunità che, coinvolgendo le 80.000 famiglie già dedite al giardinaggio, in pochi mesi,  ridurranno del 3-4 % la produzione di organico; e campagne per ridurre gli insostenibili sprechi alimentari nella grande distribuzione e nella ristorazione; e l’introduzione della tariffazione puntuale.

d)    realizzare i nuovi impianti per attivare forme di economia circolare.

l’attuale piano industriale AMIU 2014 prevede un digestore-compostatore per il trattamento della frazione organica, un trattamento meccanico per la valorizzazione delle frazioni differenziate (ampliamento dell’attuale a Saldorella) e un trattamento meccanico biologico per il recupero di materia dalle frazioni secche residue, che producono materie seconde già lavorate, più pregiate delle materie prime, con un valore commerciale nel mercato libero o per il Conai.

I ricavi potrebbero superare 8 milioni €, vendendo metano, ammendante-fertilizzante, rame, alluminio, acciaio, plastiche mono-componenti e miste, carta e cartone, vetro…

AMIU sta decidendo di costruire questi impianti con finanziamento a progetto; sarebbe ancora meglio adottare il più virtuoso metodo previsto dalle ESCO (Compagnie per i Servizi Energetici)

 

6) Riepilogando

confermiamo l’opposizione all’aggregazione AMIU-IREN per i seguenti motivi:


·         evitare la creazione di un monopolio privato lontano dalle esigenze dei cittadini: essendo IREN quotata in borsa, deve rispondere a logiche di mercato e non di servizio pubblico, come si può verificare nei sei anni in cui ha operato, con governance in mano all’Amministratore Delegato di nomina IREN e Presidente di nomina Comunale con compiti poco più che simbolici

 

 

 

·         evitare la “finanziarizzazione dei servizi locali di pubblica utilità”, proprio perché porta i centri decisionali lontano dal contesto locale e dagli organismi elettivi. Dunque il meccanismo per cui si deve rispondere della qualità del servizio diventa mediato e confuso.

 

 

 

·         permettere ad AMIU di procedere con decisione sul percorso da poco iniziato di “strategia verso rifiuti zero”, in cui crediamo per i traguardi importanti già raggiunti in varie città in Italia e in Europa e che può portare ad una economia circolare sostenibile per l’ambiente e per la popolazione.

 

 

 

 

 

Coordinamento ligure Gestione Corretta Rifiuti

 

Comitato Acqua Bene Comune Genova e Coordinamento ligure Acqua

 


[1]   Si veda anche la sentenza della Corte di Giustizia Europea: ”Qualunque investimento di capitale privato in un’impresa obbedisce a considerazioni proprie degli interessi privati e persegue obiettivi di natura differente” [da quelli di interesse pubblico] (Corte di Giustizia Europea, Sez.I, 11 gennaio 2005, Causa C-26/03, Stadt Halle, punto 50).

[2]    ANSA – MILANO, 28 NOV 2015- Il ‘Comitato del sindacato’ della multiutility Iren – composto da Marco Doria, sindaco di Genova, Piero Fassino, sindaco di Torino, e Luca Vecchi, sindaco di Reggio Emilia – ha unanimemente designato Massimiliano Bianco quale nuovo amministratore delegato del gruppo

[3]   art 3 bis, comma 2 bis L. 138/112-bis.

 

Piano Rifiuti della Città Metropolitana di Genova

La sezione dedicata ai rifiuti sul sito della Città Metropolitana di Genova è accessibile a QUESTO link.

Il relativo piano rifiuti lo trovate QUI sul sito della Città Metropolitana di Genova e QUI sul nostro sito.

Buona lettura!