Articolo tratto da “Granello di sabbia”, mensile di Attac Italia, Febbraio 2013

CON LA PROPOSTA DI LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE
IL MOVIMENTO “VERSO RIFIUTI ZERO” TROVA LA VIA DELL’UNITA’

Lo scorso 19 gennaio a Roma è nata “Campagna Legge Rifiuti Zero”, un nome apparentemente riduttivo. Sembra indicare la volontà di porre un limite temporale alla neonata aggregazione , invece è proprio il contrario. La scommessa è di creare un movimento nazionale che replichi quanto già realizzato dal Forum dei movimenti per l’acqua: uno strano animale, che unisce la completa indipendenza dei gruppi locali con l’unità dell’organismo complessivo.
L’unità in questo caso è un processo dinamico che si è sviluppato attorno alla proposta di legge di iniziativa popolare (lip). Il testo della legge è frutto di una discussione intensissima avviata a giugno dell’anno scorso e protratta, all’interno di un comitato promotore in continuo allargamento, con decine e decine di emendamenti, modifiche, correzioni, aggiunte, pervenute da moltissimi gruppi locali come da organizzazioni nazionali.
Il 19 gennaio sono stati approvati definitivamente i contenuti della legge, ma non ancora il testo vero e proprio, che dovrà essere verificato ed emendato, prima della presentazione in Cassazione e l’avvio della campagna raccolta firme.
La “lip”, che si ispira alla strategia rifiuti zero, intende modificare la legge 152/2006 “Codice dell’Ambiente” attualmente in vigore. All’articolo 1 enuncia obiettivi e finalità: “Far rientrare il ciclo produzione-consumo all’interno dei limiti e delle risorse del pianeta”. Un “vasto programma” che poi viene articolato seguendo la gerarchia di azioni fissata dall’Unione Europea: riduzione, riuso, riciclo/recupero (che comprende il compostaggio dell’organico), e solo alla fine smaltimento del residuo irrecuperabile.
Per dirla in breve, entro il 2020, in accordo con le previsioni dell’Unione Europea, dovremmo dire addio sia a ogni forma di incenerimento dei rifiuti, sia alle discariche. Infatti a quella data l’articolo 1 prescrive un recupero di materia del 95%. Dovrebbe restare solo un residuo non più riciclabile né recuperabile in nessun modo, dell’entità di un 5% della massa raccolta, da stoccare in discariche dopo essere stato inertizzato. Poiché nel frattempo i rifiuti dovrebbero essersi ridotti del 20%, si tratta in realtà del 4% della massa attuale dei rifiuti, che resterebbe da smaltire nel 2020. Un altro articolo (il 4) prescrive una moratoria immediata su tutti i nuovi inceneritori. Contemporaneamente i centri di ricerca per la riprogettazione del residuo, uno degli aspetti più caratteristici della strategia rifiuti zero, dovrebbero produrre soluzioni innovative da proporre alle industrie che producono prodotti non riciclabili, secondo il principio: “ciò che non è riciclabile non deve essere prodotto”.
Dall’articolo 2 fino all’ultimo seguono prescrizioni concrete sulle azioni necessarie per realizzare gli obiettivi enunciati. A dimostrare che “verso rifiuti zero” non è un’utopia, ma un obiettivo concreto e conveniente, economicamente e ambientalmente.
Ormai non si può più parlare di “tentativo”, ma di un processo ben avviato e che non si fermerà. La combinazione tra le eccellenti competenze tecniche presenti nel comitato promotore e le esperienze di lotta diffuse sui territori è scattata in maniera irreversibile. Questo grazie essenzialmente a un piccolo nucleo di persone che hanno impostato il progetto dall’inizio e sono state capaci di farlo crescere nei contenuti e nei metodi.
La risposta dei territori, davanti a un progetto di evidente qualità, è stata impetuosa, segno che ormai la situazione è matura per processi di aggregazione la cui necessità è sempre più sentita.
Nei prossimi mesi la campagna raccolta firme metterà a dura prova la struttura nazionale e locale del comitato promotore, per ora precaria e, per così dire, in rodaggio. Siamo certi che non mancheranno estesi sostegni e solidarietà di ampi strati di cittadini e di organizzazioni verso questa iniziativa. A partire dai comitati dell’acqua.
Comincia a profilarsi quel movimento dei beni comuni (da mesi è attivo anche il Forum “Salviamo il paesaggio”), non inventato e calato dall’alto, ma sviluppato dal basso, che dovrebbe porre all’”agenda” del paese i problemi veri, a partire dall’ineludibile necessità di “riportare il ciclo di produzione e consumo all’interno dei limiti e delle risorse del pianeta”.
Questa è la vera, radicale opposizione al governo delle banche, al fiscal compact, al patto di stabilità e a tutto il resto.

Pino Cosentino Attac Italia

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