Piano regionale rifiuti: quali prospettive?

COMUNICATO STAMPA DEL COORDINAMENTO LIGURE GCR
Piano regionale rifiuti: quali prospettive?

“Nuova” gestione dei rifiuti in Liguria in dirittura d’arrivo: il Piano regionale rifiuti, ultima opera della Giunta Burlando, è arrivato in VI commissione, a breve verrà approvato dal Consiglio regionale.
Il Coordinamento ligure gestione corretta rifiuti ribadisce quanto già espresso nelle Osservazioni presentate a marzo 2014, https://gcrliguria.wordpress.com, e poi pubblicizzato in un comunicato congiunto con ISDE, WWF e Italia Nostra, con appoggio di Movimento 5 Stelle e Verdi:
un giudizio negativo in quanto, in una regione con solo il 32% di RD ed una alta produzione pro-capite di rifiuti, 570 Kg/ab*anno, sono indispensabili misure programmatiche di prevenzione di rifiuti, riutilizzo di materiali e riciclaggio, con conseguente progressiva dismissione delle discariche.

Invece il nuovo Piano prevede di: mantenere attive le 8 discariche (ora quasi tutte chiuse, per illegale assenza di trattamento obbligatorio del “tal quale” conferito, e conseguente conferimento in inceneritori del Piemonte), costruire grossi impianti provinciali di biodigestione della frazione umida e altri di TMB, al fine di ottenere biogas, da bruciare sul posto per produrre elettricità con incentivi statali, e CSS da bruciare nelle centrali a carbone, con grave inquinamento dell’ambiente e quindi danno alla salute, maggiore mortalità e malattie (vedi sequestro gruppi a carbone di Tirreno Power da parte del Tribunale di Savona).
Tale piano, non rispetta quindi la gerarchia di trattamento dei rifiuti della direttiva europea 2008/98/CE, che privilegia il recupero di materia per la sostenibilità ambientale.
Spostare al 2020 il raggiungimento del 65%, obiettivo RD di legge per il 2012, equivale a non volere intervenire sulle cause dell’attuale situazione non sostenibile. Infatti permettere che il 50% dei rifiuti rimanga indifferenziato, vuol dire continuare una gestione che privilegia grossi impianti di discarica o di produzione di CSS che possono dar luogo a buoni profitti per chi li gestisce, ma con ricadute negative per posti di lavoro, tariffe, salute, ambiente e partecipazione dei cittadini e con conseguenti problemi sociali che la Regione Liguria dovrebbe considerare attentamente per non esserne corresponsabile. Riteniamo che i grossi impianti siano funzionali ad un processo di concentrazione monopolistica da parte di grandi gruppi privati, ma non rispettino i beni comuni e l’interesse dei cittadini, che hanno indicato una preferenza per la gestione con aziende pubbliche dei servizi pubblici locali nel referendum del 2011.

Il Coordinamento GCR propone che nel Piano sia fatta una scelta precisa: la strategia per andare verso rifiuti zero, con politiche di creazione di tessuto industriale di “Green Economy” e di economia circolare, affinché il materiale post consumo (carta, plastica, vetro, metalli, organico) separato dai cittadini sia maggiore e qualitativamente migliore, quindi appetibile per le aziende nel campo del riciclo.
Come fare? Adottare Porta a Porta con abbinata tariffa puntuale (principio “chi produce meno rifiuti paga meno”) su tutto il territorio, unico metodo che può stimolare la collaborazione dei cittadini, facendo raggiungere rapidamente e poi superare le percentuali di legge di RD. E nello stesso tempo sviluppare politiche volte alla riduzione di rifiuti alla fonte: riduzione imballaggi, utilizzo prodotti alla spina, vuoto a rendere, creazione di centri riparazione e riuso (i RAEE sono vere e proprie miniere d’oro).
Inoltre, come scritto nelle nostre Osservazioni, all’obiettivo 4 (autonomia di gestione: scenari impianti), suggeriamo impianti TMB (trattamento meccanico biologico) modulari, per accompagnare sviluppo rapido RD, solo per recupero materia (non CSS destinato a recupero energia) e trasformazione del biogas in biometano (invece di bruciarlo per produrre elettricità già sovrabbondante).
Il Coordinamento GCR per favorire una simile politica, ha lanciato in Liguria da qualche mese la Campagna Compostiamoci bene, che punta a valorizzare compostaggio domestico e di comunità e piccoli sistemi di compostaggio comunali o consortili, al fine di recuperare sostanza organica con compost di qualità da utilizzare in agricoltura in sostituzione dei concimi chimici.
E’ questa la Liguria che vogliamo, non solo per noi, ma per le future generazioni.

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