Danni occupazionali ed erariali dal nuovo Piano Regionale dei Rifiuti

Comunicato della Conferenza stampa – Genova 13 aprile 2015

La scelta dell’uscente Giunta Regionale di rinviare al 2020 il raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata di legge per il 2012, mette al riparo gli Amministratori locali dal dover rispondere di tasca propria del danno erariale prodotto da questa “non scelta”, ma scarica sui cittadini liguri il grave danno economico e occupazionale prodotto da questa decisione.

Nel 2013 la RD in Liguria era il 33%; se, come la Legge 2006 prescriveva, avessimo raggiunto il 65%, avremmo avuto circa 300.000 tonnellate in meno di scarti da smaltire, scarti che invece sono andati in discarica o in impianti fuori Regione (con costi raddoppiati); mentre, se differenziati, questi scarti selezionati avrebbero prodotto un introito e risparmio annuo di circa 27 milioni di euro in base ai modesti, ma sicuri, contributi del Consorzio Nazionale Imballaggi e alle ecotasse regionali evitate.
Sono soldi che il Piano ha deciso di buttare letteralmente via, dentro ad una discarica o nei fumi e nelle ceneri di un “termovalorizzatore”, di un cementificio, di una centrale termoelettrica.

Questo Piano è anche un grave danno occupazionale.
In base alle stime della Commissione Europea nel suo documento sull’ Economia Circolare, una RD del 65% avrebbe comportato in Liguria 1.600 nuovi lavoratori addetti alla raccolta porta a porta e alla valorizzazione delle frazioni raccolte. Altri qualificati posti di lavoro si sarebbero potuti creare nel riciclo delle materie seconde.

Scelte strategiche dimenticate: Porta a Porta e Tariffa puntuale
Questo disastro economico e occupazionale è stato evitato solo nei 10 comuni Liguri (su 235) che, nel 2013, hanno rispettato l’obbligo di legge (Garlenda 81%, Arnasco 77%, Villanova D’Albenga 75%, Vendone 74%, Pieve Ligure 71%, Recco 70%, Tovo San Giacomo 68%, Levanto 68%, Bogliasco 67%, Pietra Ligure 66 %, Noli 65%).
Questi Comuni, in pochi mesi, hanno raddoppiato la loro percentuale di RD, grazie alla scelta vincente della raccolta Porta a Porta per tutte le frazioni riciclabili, organico compreso, scelta che, con opportuni incentivi, compreso il supporto tecnico, sarebbe stato possibile ottenere, altrettanto facilmente e rapidamente, anche per i 220 comuni liguri con una popolazione simile, ossia inferiore a 15.000 abitanti (652.000 abitanti, su un totale ligure di 1.587.000 abitanti).
Questi dieci Comuni possono anche testimoniare come sia falso affermare che il Porta a Porta aumenti i costi totali: aumenta i costi di raccolta, ma diminuisce sensibilmente i costi di smaltimento e permette importanti ricavi, se si vendono le frazioni pulite.
Il Piano Regionale ignora questa pratica virtuosa, come pure l’altra carta vincente, la “tariffazione puntuale”, diffusa in altre regioni italiane, che premia i comportamenti virtuosi, permettendo di pagare il servizio di raccolta, in base alla quantità di scarti indifferenziati realmente conferiti da ogni famiglia o azienda, con l’effetto indotto di diminuire la produzione pro-capite (- 20%) e quindi il costo della tariffa.

Impianti da incentivare: compostaggio, riciclo e fabbriche di materiali
E’ evidente che forti ed intrecciati interessi nella vecchia gestione dei rifiuti e nel loro lucroso smaltimento, anche sotto forma di combustibile, hanno fortemente condizionato le scelte regionali, che non hanno utilizzato leve fiscali per scoraggiare la gestione errata, ad esempio portare l’ecotassa regionale sullo smaltimento in discarica al massimo valore adottato in Italia da altre Regioni (da 14 a 20 €/tonnellata), estesa alla produzione di elettricità con combustione di rifiuti (tal quali o sotto forma di Combustibile Solido Secondario) e di biogas, per i loro documentati sprechi energetici e per i costi ambientali e sanitari associati a queste pratiche. Da considerare inoltre la non economicità di produrre CSS, per il costo di conferimento a cementifici o centrali a carbone.

Le entrate così ottenute si sarebbero potute investire per realizzare impianti di compostaggio di piccole dimensioni (comunali, consortili), politiche di riduzione alla fonte, incentivi agli agricoltori per l’uso di compost, incentivi per la creazione di imprese di riciclo (ora quasi assenti in Liguria), impianti per un ulteriore recupero di materia dall’indifferenziato, le fabbriche di materiali.

Le Analisi sul Ciclo di Vita dimostrano che gli impianti con trattamenti a freddo sono da preferire a ogni impianto di “recupero di energia”; costano di meno (200 €/t contro 1000 €/t), si costruiscono più in fretta (2 anni contro 8), occupano più lavoratori, producono materie prime-seconde da utilizzare in nuovi cicli produttivi invece di ceneri inquinanti da smaltire, sono convertibili in impianti di valorizzazione delle frazioni differenziate (separazione cartone dalla carta, metalli dalle plastiche, compostaggio delle frazioni organiche..)

Per i motivi esposti, il Coordinamento ligure Gestione Corretta Rifiuti, giudica negativamente il Piano, che, non contenendo misure efficaci di prevenzione di rifiuti, riutilizzo di materiali e riciclo, non rispetta la gerarchia di trattamento dei rifiuti della direttiva europea 2008/98/CE, che privilegia il recupero di materia per la sua indiscutibile sostenibilità ambientale.

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One response to this post.

  1. Ottimo, mi piace il comunicato: charo e forte.
    Sulla “diatriba” aerobio non aerobio sappiamo benissimo quali sono le opinioni di ognuno di Noi e vi prego di non ricominciare a dividerci su questioni “ideologiche”.
    Meglio un buon digestore che nessun digestore; che, con le norme attuali, riesce ad avere propria autonomia di esercizio e sostenibilità economica. Solo questo importa a chi comanda.
    Non perdiamoci ancora una volta dietro a soluzioni troppo distanti dalla realtà e finiscono per fare il gioco di chi ha in mano il “ciclo”.
    Sono 20 anni che aspettiamo un area per trattare la frazione umida “a terra” che non è mai stata realizzata per il semplice motivo che “non rende”, Noi la pensiamo diversamente, Noi non pensiamo a fare “utili” ma gli infami che comandano si.
    Come ben si evince nel comunicato la situazione ligure di oggi è drammatica in ogni suo aspetto i nostri “esperti” sono i migliori, ma questo non basta se non si trova un referente politico che porti avanti le nostre istanze.
    Adelante!

    Rispondi

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