Migliaia di posti di lavoro in Liguria, perché i politici li affossano?

LETTERA COMUNICATO AI MEDIA DEL COORDINAMENTO GCR

“DALLE PAROLE AI FATTI: ATTUAZIONE A LIVELLO REGIONALE DEL PERCORSO VERSO RIFIUTI ZERO”. Il manifesto é stato consegnato il 18 maggio a Pietra e poi inviato alle 8 liste candidate in Liguria per le elezioni regionali, da Renata Vela, referente regionale del Coordinamento ligure Gestione Corretta Rifiuti, affinché le liste che ne condividono il contenuto possano aderire.
Nel manifesto sono indicate 3 proposte di modifiche sostanziali al Piano regionale Rifiuti, approvato dal Consiglio regionale uscente il 25 marzo, che non rispetta la gerarchia di trattamento dei rifiuti indicata dalla Commissione Europea (il recupero di materia è indispensabile per la sostenibilità economica ed ambientale):

1.Non rinviare al 2020 l’obiettivo minimo del 65% di raccolta differenziata che la legge italiana aveva fissato per il 2012. Ogni anno di ritardo infatti comporta 300.000 tonnellate in più da smaltire in discarica o in inceneritori fuori regione con costi raddoppiati, 27 milioni di euro di mancato ricavo attraverso i contributi dei consorzi Co.na.i., migliaia di nuovi posti persi per lavoratori addetti alla raccolta porta a porta, alla valorizzazione delle frazioni raccolte separatamente e nelle aziende di riciclo delle materie seconde.

2.Introdurre 2 scelte strategiche obbligatorie: raccolta porta a porta anche dell’organico (umido) e tariffa basata sui rifiuti residui prodotti da ogni famiglia (e non sui metri quadrati dell’abitazione). Così si potrebbero responsabilizzare gli abitanti, premiando i comportamenti virtuosi, con l’effetto indotto di diminuire i rifiuti procapite prodotti, e conseguente diminuzione delle tariffe medie.

3.Incentivare impianti “leggeri” di compostaggio, riciclo e “fabbriche di materiali”, utilizzando leve fiscali per scoraggiare gestione errata: aumentare ecotassa su smaltimento in discariche o in impianti di combustione per produrre elettricità da combustibili solidi o da biogas.
Infatti gli impianti che “recuperano energia” hanno un costo di l’investimento molto elevato, da ammortizzare in almeno 20 anni, quindi introducono rigidità, permettono un recupero di elettricità con basso rendimento e illusorio, richiedono pochissimi lavoratori e producono in grandi quantità ceneri inquinanti da smaltire come rifiuti pericolosi, che aumentano l’incidenza di malattie ed i costi sanitari.

Ad oggi hanno dichiarato di sottoscrivere il manifesto:

Antonio Bruno, Roberto Melone, Rosaria Lombardi, Federico Valerio, Ornella Ventullo, per PROGETTO ALTRA LIGURIA;
Alice Salvatore, Andrea Melis, per MOVIMENTO 5 STELLE;
Luca Pastorino, Enrico Pignone, Enrica Tonola, per RETE A SINISTRA.

Dobbiamo dedurre che le altre liste intendono ignorare i nostri argomenti?

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