Comuni ricicloni, nuovo criterio

Legambiente sposa in pieno la strategia RZ.

Bella giornata di buone pratiche e impegni verso la #circulareconomy.

Senza discariche né inceneritori. Scarica il dossier Comuni Ricicloni 2016 >>qui

Per abbattere il secco meno inceneritori e tariffe in base ai rifiuti residui prodotti

L’iniziativa di Legambiente valorizza chi riduce al minimo la frazione non riciclabile, destinata ai termovalorizzatori. Veneto (204 comuni), Lombardia (76), Friuli-VG (63), Trentino-Alto Adige (56) e Campania (50) le regioni che svettano per enti locali virtuosi; Piemonte (solo 8), Liguria (2).

Scelta vincente, la tariffazione puntuale che lega la tariffa alla quantità di residuo prodotto.

Il premio ‘Comuni ricicloni’ quest’anno parla di storie. Due esempi su tutti. A Parma le bollette sono state tagliate per oltre 92mila famiglie, a Catanzaro la raccolta porta a porta ha portato a un piccolo miracolo: la percentuale di RD è più che triplicata.

Nel 2016 Legambiente ha alzato l’asticella: per entrare nell’Olimpo della gestione sostenibile, ai comuni non basta superare il 65% di RD, ma è necessario produrre non più di 75 chilogrammi di rifiuto secco indifferenziato all’anno per abitante. Si punta sulla prevenzione. Ergo, bisogna produrre meno rifiuti.

In Italia aumentano i comuni ‘rifiuti free’: sono 525 che rispondono a entrambi i criteri di valutazione. E’ in atto una rivoluzione –  dichiara Rossella Muroni, presidente nazionale di Legambiente presentando il dossier – una riforma anti-spreco che fa bene al Paese, perché dimostra che l’economia circolare è già in parte in atto e che un’Italia libera dai rifiuti è un sogno realizzabile”. Ora la vera scommessa “è quella di far diventare tutta l’Italia, nei prossimi 3 anni, ‘rifiuti free’ attraverso l’obbligo di tariffazione puntuale, lo stop ai nuovi inceneritori, l’aumento dei costi in discarica e la costruzione di nuovi impianti di riciclo”.

COMUNI ‘RIFIUTI FREE’.

In queste realtà vive il 7% degli italiani, 3 milioni di cittadini che hanno ridotto il residuo non riciclabile da smaltire. “Risultati ottenuti con la responsabilizzazione dei cittadini attraverso una raccolta domiciliare, la comunicazione efficace e politiche anche tariffarie che premiano il cittadino virtuoso”. Dei 525 comuni premiati 255 hanno tariffazione puntuale.

LE CLASSIFICHE.

Nel dossier sono comunque elencati tutti i comuni (1520 come quelli dello scorso anno su un totale di 8.055) che, rispettando gli obiettivi stabiliti dal decreto legislativo 152/06, hanno differenziato almeno il 65% dei rifiuti prodotti. I migliori tre comuni con meno di 10mila abitanti sono Sassano (Salerno) al 95%, Castelcucco (Treviso) al 92% e Tortorella (Salerno) al 91%. Sopra i 10mila abitanti Pergine Valsugana (Trento) (89%), San Biagio di Callalta (88%) e Preganziol (87%) (Treviso).

Nella classifica sulla produzione di rifiuto secco nei comuni con meno di 10mila abitanti: appena 11 chili a Tortorella e 17 a Sassano (Salerno), 21 a Valda (Trento). Oltre i 10mila abitanti la miglior performance è di Monsummano Terme (Pistoia) con 34, seguono Trevigiano con 34 e Serravalle Pistoiese con 37. Tra i capoluoghi di provincia i migliori sono Treviso, Pordenone e Belluno.

Nel dossier ci sono storie di eccellenza, come quella dell’Emilia Romagna e del suo “nuovo sistema di premialità e penalità basato sul quantitativo di secco residuo avviato a smaltimento e non sulla percentuale di raccolta differenziata”.

LE GESTIONI CONSORTILI: L’UNIONE FA LA FORZA.

Oltre ai comuni di eccellenza, ci sono anche le tante esperienze di gestioni consortili che confermano ancora una volta la loro validità: praticamente tutti i ‘rifiuti free’, con pochissime eccezioni, fanno parte di un consorzio o di una comunità montana. A guidare la classifica dei Consorzi virtuosi al di sopra dei 100mila abitanti è il Consiglio di bacino Priula (Treviso) che può vantare per i suoi 556mila abitanti quasi l’83% di RD con poco più di 50 chili di secco residuo. Tra quelli al di sotto dei 100mila abitanti si distingue Amnu (Trento), con quasi 43 chili. Gran parte dei consorzi si trovano in Triveneto. “Con caratteristiche territoriali molto simili diventa economico ed efficiente effettuare un servizio unico che limita di molto la ‘fuga’ di immondizia in altri territori limitrofi”.

LE NUOVE SFIDE.

La nuova sfida è la riduzione del secco residuo, “da avviare in impianti di incenerimento e in discarica, per accompagnare verso la rottamazione il sistema impiantistico che ha caratterizzato gli anni ’90 e 2000”. Anche se ci sono stati diversi passi avanti dal punto di vista normativo (dalla legge sulle agenzie ambientali a quella sugli ecoreati), bisogna fare di più. Legambiente rilancia così sei delle dieci proposte contenute nel Manifesto Rifiuti free (le altre 4 sono diventate realtà). Il primo passo da compiere è quello di “utilizzare i proventi dell’ecotassa per politiche di prevenzione, riuso e riciclo”.

E dato che negli ultimi 20 anni la combustione dei rifiuti è stata ampiamente incentivata (nonostante l’Europa indicasse di perseguire prima prevenzione e riciclo), oggi imperativo è “eliminare gli incentivi per il recupero energetico dai rifiuti” e contemporaneamente “completare gli impianti per il riciclo e il riuso dei rifiuti”. Infine “Chi inquina paga”: Legambiente sollecita il ministero dell’Ambiente ad approvare il decreto sulla tariffazione puntuale previsto dalla legge di stabilità approvata nel dicembre 2013 e chiede lo stop a qualsiasi commissariamento per l’emergenza rifiuti.

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