Privatizzazione di AMIU a Genova

Osservazioni per punti sulla Delibera di Giunta del Comune di Genova di Mauro Solari del Coordinamento ligure GCR

tursi_2_5Esiste la necessità di dotare la Città Metropolitana di Genova dell’impiantistica necessaria per una gestione dei rifiuti basata su raccolta differenziata spinta e recupero di materia come previsto dalle direttive CEE. AMIU come azienda in- house del Comune di Genova può essere il soggetto attuatore di tale gestione in ambito metropolitano.

 A fronte di questa necessità:

il Comune ha scelto politicamente la strada della ricerca di un partner nel capitale sociale di AMIU facendo venire meno la caratteristica di azienda “in house”. Ciò è in contrasto con risultato del referendum 2011 che ha visto gli italiani esprimersi per mantenere sotto controllo pubblico i servizi pubblici come l’acqua, i trasporti locali e la gestione dei rifiuti.

 – quella della partnership non era l’unica soluzione per trovare le risorse economiche e gestionali come per altro chiaramente indicato nel piano industriale di AMIU del settembre 2014 pag. 127

 La delibera in oggetto appare connotata da una profonda illogicità, infatti:

         si cita quanto previsto dal piano industriale di AMIU in termini di impianti da realizzare: selezione e biostabilizzazione del rifiuto indifferenziato, impianto di trattamento dell’organico da RD, impianto di separazione delle componenti secche da RD, discarica di servizio (Scarpino 3)

         si ricerca un partner per una aggregazione societaria ed industriale, che potrà entrare come socio maggioritario, che come requisiti abbia la disponibilità di “impianti, aree, attrezzature, mezzi, diritti ed altre dotazioni patrimoniali idonei alla copertura dell’intera filiera del ciclo dei rifiuti (…) anche in provincie o regioni diverse

         si specifica che a titolo di aumento di capitale (…) l’operatore dovrà apportare ad AMIU impianti, aree, attrezzature, mezzi, diritti ed altre dotazioni patrimoniali (nonché, in via sussidiaria, denaro) idonei alla copertura dell’intera filiera del ciclo integrato dei rifiuti”

 La lettura della delibera è chiara: si cerca un partner non per realizzare gli impianti previsti dal piano metropolitano dei rifiuti del 2016 e già previsti dal piano industriale di AMIU, ma per mandare i rifiuti fuori regione facendo entrare un partner chiaramente individuabile in IREN, che questi impianti li ha già; per cui l’umido andrà al bio-digestore di Tortona, l’indifferenziato continuerà ad andare all’inceneritore di Torino. In questo modo la città resterà senza propri impianti e quindi soggetta ai ricatti del socio privato di AMIU come è accaduto in questi anni al Comune di Roma.

E’ evidente che se si fosse voluto realizzare gli impianti previsti dai piani – anche restando nella logica sbagliata della ricerca del partner privato – si ricercava un soggetto imprenditoriale avente delle risorse economiche tali da realizzare tali impianti e non un soggetto che tali impianti li ha già e che entrerà nel capitale sociali senza sborsare una lira se non in via “sussidiaria”

 Si osserva che comunque la giunta non ha il mandato per ricercare un partner con queste caratteristiche: infatti la delega del Consiglio alla giunta è relativa alla ricerca di un soggetto per l’attuazione del piano industriale di AMIU e quindi per la realizzazione degli impianti. La Delibera di giunta disattende questo mandato.

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