Archive for febbraio 2017

Piano Rifiuti della Città Metropolitana di Genova

La sezione dedicata ai rifiuti sul sito della Città Metropolitana di Genova è accessibile a QUESTO link.

Il relativo piano rifiuti lo trovate QUI sul sito della Città Metropolitana di Genova e QUI sul nostro sito.

Buona lettura!

Questo matrimonio non s’ha da fare

 

RICHIESTA TAVOLO TECNICO E MORATORIA DELIBERA

 

Il Sindaco Doria afferma nella sua intervista che, senza l’aggregazione con IREN, AMIU non sopravviverà e la TARI aumenterà del 20%. Ci sentiamo in dovere di fare alcune considerazioni:

 

Il Sindaco sembra non aver capito che gli scarti dei genovesi (carta e cartone, plastica, organico, apparecchi elettrici e cellulari, …) hanno un elevato valore commerciale se vengono raccolti separatamente.

 

Inoltre il primo e più urgente interesse dei genovesi è ridurre alla fonte la produzione di scarti con scelte intelligenti del Comune: ma l’interesse di Iren, di continuare ad avere molti rifiuti irrecuperabili per i propri “termovalorizzatori” a Torino e Parma, è in grave contrasto con questo obiettivo di economia circolare indicato dalla Commissione europea.

 

Cittadini e amministratori genovesi potrebbero anche trovarsi a pagare ulteriori multe per aver conferito nell’inceneritore di Torino, che ha ampliato la propria capacità senza le necessarie autorizzazioni. Quindi non sarebbe saggio regalare la nostra ricchezza a chi, come IREN, sa solo fare, come spa multi-utility, facili affari, anche contro i comuni suoi azionisti: recupera energia dai rifiuti con spese a carico di famiglie ed aziende, distribuisce utili elevati, trascura manutenzione reti idriche, accumula debiti. Una azienda si può considerare pubblica quando agisce nell’interesse del territorio e dei cittadini, non quando il suo capitale è posseduto in parte da Comuni che incassano dividendi.

La crisi di AMIU non nasce oggi, ma da mancate scelte del passato. Se oggi Scarpino è chiusa lo si deve a due fattori: la scelta del 1968 di realizzare la discarica in una località inadatta, “i laghetti”, ma soprattutto non aver mai costruito gli impianti obbligatori di separazione secco-umido, con conseguenti emissioni incontrollate di percolato per decenni nei corsi d’acqua e nelle falde. Nel 2008 la Commissione Comunale aveva indicato come prioritaria la realizzazione dell’impianto di separazione. Ma negli anni di gestione del presidente Casale nulla è stato fatto, neppure iniziare le pratiche amministrative.

 

Nessuno ha pagato per questa omissione: forse una crisi AMIU avrebbe facilitato la fusione con IREN?

 

Non è vero che oggi non vi siano alternative; nello stesso piano industriale AMIU 2014 si indicavano altre strade: reperimento per la messa in sicurezza di Scarpino di altre fonti di finanziamento quali i fondi europei, FSC in particolare, come scritto nell’accordo sindacale del 29-7-16, o fondi ministeriali o ancora la Cassa Depositi e Prestiti.

 

Questa strada non è stata poi seguita, neppure in seguito a ripetute richieste in consiglio comunale di analisi di alternative finanziarie, come non è mai stata chiesta l’emergenza ambientale e idrogeologica per risanare Scarpino. Forse perché ciò non avrebbe giustificato l’aggregazione con IREN?

 

Ora, se le banche non concedono ulteriori crediti ad AMIU, visti i costi di messa in sicurezza di Scarpino, allora perchè escludere un’altra strada: fare bandi riservati a società di impiantistica industriale per la realizzazione degli impianti di: 1) selezione e recupero materia seconda 2) digestione con recupero metano e successivo compostaggio? Si chiede di costruire gli impianti con recupero dell’investimento in 15 anni, con eventuale condizione di assumere manodopera e tecnici AMIU. Gli impianti producono utili, non sono solo un costo! Abbiamo difficoltà a capire per quale motivo un finanziamento su progetto possa essere usato per continuare a danneggiare la città cementificandola, ma non in questo caso.

 

Per tutti questi motivi siamo a fianco dei lavoratori AMIU, dei gruppi di difesa ambientale e di tutti i cittadini e i consiglieri che si dichiarano contrari all’ipotesi di privatizzazione.

 

Per questo proponiamo al Consiglio Comunale la sospensione della delibera e l’istituzione di un tavolo tecnico per elaborare un progetto condiviso.

 

 6 febbraio 2017 Coordinamento ligure Gestione Corretta Rifiuti

 

 

 

Modello Genova

 

Lettera aperta al sindaco di Genova sulla proposta di aggregazione AMIU -IREN

 

Egregio signor Sindaco, sei anni fa, nel corso della sua campagna elettorale, partecipò alla presentazione, da parte di SEL, di un’innovativa proposta di gestione dei materiali post consumo prodotti dai genovesi: il Modello Genova. Allora mostrò interesse al Modello Genova, che contrapponendosi al Modello Torino e al Modello Brescia, puntava al massimo recupero e riutilizzo delle materie valorizzate usate dai genovesi e arrivate alla fine della loro prima vita utile.

 

La presidenza Castagna, con la priorità riconosciuta ad una gestione economica basata sulla circolarità dei flussi di materia, metteva le basi al Modello Genova che, nel frattempo, era anche la risposta più sensata al divieto di conferimento dei rifiuti indifferenziati a Scarpino.

 

Questo modello, incentrato su raccolta porta a porta e di prossimità, e sulla tariffazione puntuale per premiare le famiglie che differenziano di più, è stato approvato dal consiglio comunale, e dopo approfonditi studi, frutto di onerose consulenze, è stato avviato in alcuni quartieri cittadini, con ulteriori investimenti a carico della comunità.

 

 Ora la dichiarazione di interesse vinta in solitaria da IREN, mette in discussione tutto questo, costi ed investimenti compresi, in quanto sembra che la nostra comunità debba sottostare alle richieste del partner, e garantirgli di fare i suoi affari con i soldi delle famiglie e delle aziende genovesi.

 

Le irricevibili modifiche al piano di gestione dei nostri materiali post consumo pretese da IREN, francamente imbarazzanti, sono state stralciate dalle nuove linee guida per l’elaborazione del Piano Industriale Ottimizzato, che il consiglio comunale si appresta a votare.

 

Che il nuovo piano per la gestione dei materiali post consumo dei genovesi debba essere ottimizzato è cosa ovvia, resta la domanda: ” a favore di chi”? Il fatto è che il Consiglio comunale il piano ottimizzato, il Modello Genova, lo ha già approvato ed avviato da tempo.

 

Ci sfugge il motivo per cui questo piano debba essere messo in discussione da una azienda che avrebbe tutto l’interesse a partecipare alla realizzazione di questo Modello innovativo.

Non ha le competenze? Non crede all’economia circolare? Ha problemi da risolvere con i suoi impianti sottoutilizzati?

 

Ma tornando alle linee guida, cosa nasconde la vaghezza dell’obiettivo n 5: “minimizzare i disagi per i cittadini, attraverso una modalità di raccolta adeguata e compatibile con la specificità della Città di Genova”?

 

Si vogliono cancellare le modalità già studiate e avviate, quelle che, siamo già certi, garantiscono un rapido superamento del 65% di raccolta differenziata e la massa critica di materiali necessari per avviare imprese di riciclo, ossia raccolta differenziata e di prossimità di cinque frazioni merceologiche? Queste modalità non sono gradite a IREN? Non sono gradite ai partiti che temono di perdere consenso?

 

Nel nuovo Piano industrializzato che fine ha fatto la riduzione alla fonte? Sparita perché IREN ha bisogno di rifiuti da inviare ai suoi inceneritori di Torino e Parma, messi alla fame da vincenti politiche di riciclo avviate in queste città? E la realizzazione di un’isola ecologica in ogni municipio? Anche queste spariscono dal Piano Industriale Ottimizzato per accontentare IREN?

E perchè, come si legge nel documento, il piano CONAI, già approvato, deve essere rivisto? A riguardo, quali sono gli interessi di IREN? Come si conciliano con gli interessi dei genovesi di produrre e vendere al miglior prezzo i loro materiali post consumo?

 

Per concludere, signor Sindaco, questo frettoloso  matrimonio AMIU-IREN si deve proprio fare? È negli interessi dei suoi concittadini?

Siamo certi che farà le scelte migliori per la città e i suoi abitanti. Cordiali saluti

 

29 gennaio 2017 coordinamento Gestione Corretta Rifiuti – Genova

 

PROPOSTA SU AGGREGAZIONE AMIU-IREN 24-1-17

Lettera aperta all’Assessore Italo Porcile

 

logo_riciclo_materialiIn seguito all’audizione con le commissioni V e VI del comune di Genova del 13 gennaio, riteniamo utile precisare le nostre richieste, già motivate nelle osservazioni presentate:

 

il comune di Genova può accettare un partner per Amiu solo per realizzare il Piano industriale 2014, come richiesto a suo tempo. Quindi:

 

  1. costruire tutti gli impianti previsti dal piano metropolitano:

 

          trattamento combinato della frazione organica per 70.000t/a con produzione di bio-metano da usare per autotrazione o in rete e di compost da usare in agricoltura o nei parchi

 

          TMB flessibile da 173.000t/a per separare a freddo con selezione meccanica ulteriore materia dal RUR, convertibili nei prossimi anni alla valorizzazione delle frazioni da raccolta differenziata.

 

Con questi impianti Genova inizierà un cammino di autosufficienza nella gestione dei rifiuti e

avrà un recupero occupazionale specializzato, utile in una città con gravi problemi (ad es. i lavoratori ex Ilva potranno essere reimpiegati negli impianti di trattamento dell’organico). Eliminando il trasporto fuori regione dell’organico e del CSS non si avranno extra-costi per i cittadini.

2. ritirare la proposta di limitare RD al 45%, con raccolta congiunta in 3 cassonetti, arretrata ed inaccettabile in base alla legge nazionale e contraria alle scelte operate dal territorio: Piano Regionale 2015 e Piano Metropolitano 2016. Il comune non può dimenticare di avere appena speso per lo studio di un piano metropolitano virtuoso.

 

3. proseguire coi metodi di raccolta tipizzati per tutte le frazioni secche (carta, plastica) oltre che per l’organico ed il vetro: porta a porta ovunque possibile per densità di popolazione con eliminazione dei cassonetti: con questa separazione a monte si avrà aumento progressivo della RD, miglioramento della qualità e quindi aumento del riciclo e soprattutto diminuzione drastica (almeno il 20%) del RSU per l’impossibilità di conferimento di rifiuti impropri, fonte di costi inammissibili.

 

Il costo della RD non scende a fronte di un minor numero di cassonetti, ma cresce: infatti mettendo insieme materiali leggeri e pesanti non si può procedere ad una forte compattazione, per non pregiudicare poi la separazione, il materiale caricabile è quantitativamente poco, con conseguente alto costo di trasporto.

 

 

 

  1. introdurre appena possibile la TARIP (tariffa puntuale) dove la parte variabile dipende dai conferimenti di RUR (rifiuto residuo o indifferenziata), in modo da premiare e incentivare i comportamenti virtuosi e penalizzare quelli irresponsabili.

 

 

 

  1. cercare altri finanziamenti per mantenere l’ammortamento dei costi di messa in sicurezza di Scarpino 1 e 2, in 30 anni, in modo da non incidere eccessivamente sulla TARI. Questo permetterebbe di mantenere almeno la tariffa attuale, come richiesto dalle Associazioni dei consumatori e di categoria

 

 

  1. non produrre CSS (combustibile solido secondario), che ha maggiori costi di produzione e smaltimento rispetto al recupero di materia, ma seguire Piano industriale 2014 e Piano Metropolitano. I cittadini genovesi non hanno interesse ad alimentare inceneritori a Torino e Parma, ma a pagare TARI meno onerosa, non gravata da costi di trasporto e smaltimento e alleggerita dai ricavi di vendita delle materie seconde.

 

 

 

In alternativa proponiamo, per rispettare i referendum 2011, la trasformazione di AMIU in una azienda speciale consortile che permette la gestione di un servizio pubblico senza profitti nell’interesse della comunità