Modello Genova

 

Lettera aperta al sindaco di Genova sulla proposta di aggregazione AMIU -IREN

 

Egregio signor Sindaco, sei anni fa, nel corso della sua campagna elettorale, partecipò alla presentazione, da parte di SEL, di un’innovativa proposta di gestione dei materiali post consumo prodotti dai genovesi: il Modello Genova. Allora mostrò interesse al Modello Genova, che contrapponendosi al Modello Torino e al Modello Brescia, puntava al massimo recupero e riutilizzo delle materie valorizzate usate dai genovesi e arrivate alla fine della loro prima vita utile.

 

La presidenza Castagna, con la priorità riconosciuta ad una gestione economica basata sulla circolarità dei flussi di materia, metteva le basi al Modello Genova che, nel frattempo, era anche la risposta più sensata al divieto di conferimento dei rifiuti indifferenziati a Scarpino.

 

Questo modello, incentrato su raccolta porta a porta e di prossimità, e sulla tariffazione puntuale per premiare le famiglie che differenziano di più, è stato approvato dal consiglio comunale, e dopo approfonditi studi, frutto di onerose consulenze, è stato avviato in alcuni quartieri cittadini, con ulteriori investimenti a carico della comunità.

 

 Ora la dichiarazione di interesse vinta in solitaria da IREN, mette in discussione tutto questo, costi ed investimenti compresi, in quanto sembra che la nostra comunità debba sottostare alle richieste del partner, e garantirgli di fare i suoi affari con i soldi delle famiglie e delle aziende genovesi.

 

Le irricevibili modifiche al piano di gestione dei nostri materiali post consumo pretese da IREN, francamente imbarazzanti, sono state stralciate dalle nuove linee guida per l’elaborazione del Piano Industriale Ottimizzato, che il consiglio comunale si appresta a votare.

 

Che il nuovo piano per la gestione dei materiali post consumo dei genovesi debba essere ottimizzato è cosa ovvia, resta la domanda: ” a favore di chi”? Il fatto è che il Consiglio comunale il piano ottimizzato, il Modello Genova, lo ha già approvato ed avviato da tempo.

 

Ci sfugge il motivo per cui questo piano debba essere messo in discussione da una azienda che avrebbe tutto l’interesse a partecipare alla realizzazione di questo Modello innovativo.

Non ha le competenze? Non crede all’economia circolare? Ha problemi da risolvere con i suoi impianti sottoutilizzati?

 

Ma tornando alle linee guida, cosa nasconde la vaghezza dell’obiettivo n 5: “minimizzare i disagi per i cittadini, attraverso una modalità di raccolta adeguata e compatibile con la specificità della Città di Genova”?

 

Si vogliono cancellare le modalità già studiate e avviate, quelle che, siamo già certi, garantiscono un rapido superamento del 65% di raccolta differenziata e la massa critica di materiali necessari per avviare imprese di riciclo, ossia raccolta differenziata e di prossimità di cinque frazioni merceologiche? Queste modalità non sono gradite a IREN? Non sono gradite ai partiti che temono di perdere consenso?

 

Nel nuovo Piano industrializzato che fine ha fatto la riduzione alla fonte? Sparita perché IREN ha bisogno di rifiuti da inviare ai suoi inceneritori di Torino e Parma, messi alla fame da vincenti politiche di riciclo avviate in queste città? E la realizzazione di un’isola ecologica in ogni municipio? Anche queste spariscono dal Piano Industriale Ottimizzato per accontentare IREN?

E perchè, come si legge nel documento, il piano CONAI, già approvato, deve essere rivisto? A riguardo, quali sono gli interessi di IREN? Come si conciliano con gli interessi dei genovesi di produrre e vendere al miglior prezzo i loro materiali post consumo?

 

Per concludere, signor Sindaco, questo frettoloso  matrimonio AMIU-IREN si deve proprio fare? È negli interessi dei suoi concittadini?

Siamo certi che farà le scelte migliori per la città e i suoi abitanti. Cordiali saluti

 

29 gennaio 2017 coordinamento Gestione Corretta Rifiuti – Genova

 

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