Perché NO al matrimonio AMIU-IREN

 

AMIU-IREN: perché questo matrimonio non s’ha da fare (ne ora ne mai)

1)    Cosa è IREN?

Il sindaco Doria in una intervista afferma che IREN è una società controllata da Comuni, che eleggono ben 11 consiglieri d’amministrazione su 13. Allora andiamo a vedere se i consiglieri hanno indirizzato la gestione della società a favore dei Cittadini.

 

a) Formalmente è una SPA, società per azioni quotata in borsa, soggetto di diritto privato, con scopo di realizzare un guadagno per gli azionisti. CC, Art. 2247. Con il contratto di società due o più persone conferiscono beni o servizi per l’esercizio in comune di una attività economica allo scopo di dividerne gli utili. I soci pubblici, anche se lo volessero [proposizione ipotetica del 3° tipo, quello dell’irrealtà], non potrebbero imporre scelte che ostacolano il legittimo interesse dei soci privati ad un profitto. ([1])

b) Sostanzialmente? Iren privilegia la massimizzazione del profitto immediato con indifferenza per i danni ambientali, sanitari, sociali e anche economici, “costi esterni” addossati alla collettività: nella gestione dei RIFIUTI incenerimento (Tecnoborgo a Piacenza, PAI a Parma Gerbido a Torino), nella produzione di ENERGIA elettrica rigassificatore di Livorno, centrali a carbone, nell’ACQUA aumento continuo di tariffe e utili e esplosione di tubi. Nel piano industriale obiettivo strategico è aumentare la remunerazione del capitale investito dal 5,5% al 8% nel 2021.

 

2)    Perché la potente multi-utility IREN vuole AMIU?

Giuridicamente AMIU e IREN sono entrambe spa private.

Ma AMIU è una “società in house” con socio unico il comune di Genova, ente costitutivo della Repubblica secondo la Costituzione, titolare di un servizio pubblico, che risponde ai cittadini.

Il motivo dell’aggregazione sta in IREN, non in AMIU.

L’attuale AD di IREN Massimiliano Bianco, scelto dai sindaci Genova, Torino e Reggio Emilia([2]), in una  intervista all’ANSA Economia “La sfida dell’innovazione e dell’efficienza” spiega:

“….occorre incrementare la capacità del nostro Gruppo di generare soddisfacenti risultati economici e finanziari, ampliando l’offerta nel core business, non solo nei territori non serviti ricadenti nelle Regioni di riferimento, ma anche in territori limitrofi, sviluppando in modo selettivo business ad alta integrazione con quelli tradizionali. Entrambe le strategie si potranno conseguire sia attraverso una crescita organica sia per aggregazioni, facendo leva sulle nostre forti competenze tecniche e gestionali ed avendo sempre sotto controllo il livello di indebitamento aziendale”.  (dal sito di IREN SpA).

In questo quadro va vista la campagna di conquiste che completeranno il controllo di Iren sui servizi a rete (acqua e gas) e ambientali, con l’acquisizione di AMIU a Genova e di ACAM a La Spezia e in prospettiva tutta la Liguria.

Notiamo che tutta l’operazione verrà fatta a debito: Iren si farà dare dalle banche l’importo necessario e le rate saranno coperte dall’aumento della TARI (già ora circa 127 milioni di euro all’anno, pagati da famiglie e aziende genovesi), così come gli alti dividendi che Iren ha l’obbligo di distribuire.

 

3) Perché alcuni sostengono il matrimonio?

 

a)    Una prima banale risposta: IREN è un “poltronificio” che remunera generosamente chi lo gestisce (l’AD guadagna il doppio del Presidente degli Stati Uniti). La struttura di IREN favorisce una disparità di trattamento: alla base società operative con utili compiti operativi, sopra società finanziarie con compiti oscuri e troppi amministrativi: 45 dirigenti, su 900 quadri e impiegati.

b)    Governare le società di servizi è sicuramente un problema per gli enti locali: meglio allontanare il problema delegandolo ad altri. Ma in questo modo si allontana dal controllo democratico le scelte sui servizi pubblici.

c)    Allontanare l’interlocuzione dei lavoratori dall’ente locale per trasferirle ad un’azienda lontana – fisicamente e organizzativamente – e meno “influenzabile” dalle manifestazioni sindacali e dal voto amministrativo, che avrà buon gioco a giustificare le scelte col “mercato”, ad es tagliare il costo del lavoro.

 

4)    Quali alternative per evitare il matrimonio?

a)    Si può prorogare il contratto di servizio ad AMIU per evitare la gara regionale del 2020 gestita dalla Regione? La gara fu una scelta della passata amministrazione regionale, confermata dall’attuale.

L’articolo di legge citato nella delibera bocciata ([3])consente di prorogare il contratto in caso di aggregazioni, ma non ne proibisce la proroga per le società in house.

Che un ente Locale possa prorogare, con motivazioni, il contratto di servizio con una propria società in house, è stato confermato dalla Sentenza del Consiglio di Stato 15 marzo 2016, n. 1034 in cui si afferma che il Comune può gestire in proprio (in economia o mediante società in house) il servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti solidi urbani.
Ciò secondo l’orientamento eurounitario e secondo la legislazione italiana.
In un punto successivo la stessa precisa che la Regione “possa legittimamente porre o mantenere una disciplina in tema di modalità di affidamento dei servizi pubblici locali di rilevanza economica difforme rispetto a quella recata dallo Stato” anche perché questa è precisamente materia di competenza legislativa esclusiva dello Stato

In altri termini non è vero che senza aggregazione è impossibile prolungare il contratto di servizio ad AMIU: si tratta non di un obbligo giuridico, ma di una scelta politica (sbagliata). Il sindaco avrebbe potuto già prolungare il contratto per 20 anni senza aspettare la scadenza 31 dicembre 2020, giustificando la proroga con la necessità di ammortizzare gli impianti previsti dal Piano Città Metropolitana.

b)    Oppure una scelta coraggiosa per rispettare il referendum 2011 “sull’acqua”.

Liquidare AMIU SpA e contestualmente creare una “nuova AMIU” azienda speciale consortile (come è Acqua Bene Comune a Napoli), con possibilità di adesione della Città Metropolitana e dei Comuni della ex Provincia di Genova, per coprire l’intero bacino. Essendo una nuova società non ha i vincoli di assunzione personale e nel passaggio tra le due aziende il Comune, che rientra in possesso dei beni di AMIU SpA, può decidere di tenersi la proprietà di Scarpino1 la vecchia discarica causa del rilascio di percolato, per scindere il suo costo di risanamento dal costo di manutenzione di Scarpino2 che resta in TARI.

 

5) Quali scelte virtuose per la gestione dei rifiuti a Genova?

 

Grazie al Piano di gestione dei materiali post consumo 2014 voluto dal Presidente Amiu Castagna, votato dal Consiglio Comunale e dalla Città metropolitana, gli interessi in gioco stanno cambiando.

 

a)    Puntando al massimo recupero di materia, il valore economico di AMIU diventa la capacità dei suoi dirigenti, tecnici, maestranze di gestire la “miniera urbana” che ogni giorno mette a disposizione oltre 600 tonnellate di acciaio, allumino, rame, cellulosa, vetro, polimeri di sintesi, biopolimeri, che, separati alla fonte, hanno un elevato grado di purezza e un valore di mercato.

L’altra ricchezza da riconoscere ed incentivare è la diffusa capacità delle famiglie e delle aziende genovesi di separare alla fonte i loro scarti: nei quartieri dove si è avviata la nuova raccolta (porta a porta e prossimità) la percentuale di RD è nettamente aumentata, come la qualità delle frazioni separate. I gravi ritardi nella attivazione del “porta a porta” e nella realizzazione di quattro isole ecologiche sono preoccupanti sintomi di tentativi di deprezzare AMIU per spalancare le porte al privato “salvatore”.

 

b)    Ulteriore valore aggiunto: anche chiusa, la discarica di Scarpino produce reddito, sotto forma di bio-gas, derivante dalla bio-degradazione degli scarti organici accumulati qui da oltre 40 anni, annualmente circa 69 milioni di kWh immessi in rete, che potrebbero coprire i costi annuali dell’impianto di trattamento del percolato.

Ora tutti questi ricavi, da dieci anni, vanno alla società concessionaria Asja, per improvvida decisione della vecchia dirigenza AMIU. Ma il contratto con Asja è in scadenza e dopo una breve proroga, per la formazione delle maestranze AMIU, l’impianto di captazione potrà tornare ad AMIU.

Scarpino oggi produce anche 30.000 kWh all’anno di energia solare ed eolica, con impianti fotovoltaici ed eolici al suo interno. Ora le potenze installate sono limitate, ma la grande superficie disponibile, l’elevata insolazione e ventosità del sito permetterebbero a Scarpino di diventare una importante centrale ad energia rinnovabile a servizio della città.

 

c)    Ulteriore strategia per diminuire i costi e quindi la TARI per i cittadini: diminuire la produzione di rifiuti alla fonte, rendendo operativi i progetti approvati nel 2009 dalla provincia di Genova, finalizzati a passare da 550 kg pro capite a 100, obiettivo possibile con adeguate scelte di contrasto all’usa e getta.

Il rifiuto che non c’è, non si deve raccogliere, non si deve trasportare, non si deve trattare, non si deve smaltire e quindi evita gli extra costi per trasporto fuori regione e smaltimento con inceneritore.

Infatti l’impossibilità di conferire il residuo indifferenziato a Scarpino e l’assenza di impianti per la frazione organica e l’indifferenziato ci costringe ad “esportare” fuori regione circa 200.000 t/a spendendo 28 milioni € per trasporto e smaltimento: 140 €/t.

Ogni tonnellata di scarto che i genovesi riusciranno a non produrre più ci farà risparmiare 100€, quindi ben vengano campagne di promozione del compostaggio domestico e di comunità che, coinvolgendo le 80.000 famiglie già dedite al giardinaggio, in pochi mesi,  ridurranno del 3-4 % la produzione di organico; e campagne per ridurre gli insostenibili sprechi alimentari nella grande distribuzione e nella ristorazione; e l’introduzione della tariffazione puntuale.

d)    realizzare i nuovi impianti per attivare forme di economia circolare.

l’attuale piano industriale AMIU 2014 prevede un digestore-compostatore per il trattamento della frazione organica, un trattamento meccanico per la valorizzazione delle frazioni differenziate (ampliamento dell’attuale a Saldorella) e un trattamento meccanico biologico per il recupero di materia dalle frazioni secche residue, che producono materie seconde già lavorate, più pregiate delle materie prime, con un valore commerciale nel mercato libero o per il Conai.

I ricavi potrebbero superare 8 milioni €, vendendo metano, ammendante-fertilizzante, rame, alluminio, acciaio, plastiche mono-componenti e miste, carta e cartone, vetro…

AMIU sta decidendo di costruire questi impianti con finanziamento a progetto; sarebbe ancora meglio adottare il più virtuoso metodo previsto dalle ESCO (Compagnie per i Servizi Energetici)

 

6) Riepilogando

confermiamo l’opposizione all’aggregazione AMIU-IREN per i seguenti motivi:


·         evitare la creazione di un monopolio privato lontano dalle esigenze dei cittadini: essendo IREN quotata in borsa, deve rispondere a logiche di mercato e non di servizio pubblico, come si può verificare nei sei anni in cui ha operato, con governance in mano all’Amministratore Delegato di nomina IREN e Presidente di nomina Comunale con compiti poco più che simbolici

 

 

 

·         evitare la “finanziarizzazione dei servizi locali di pubblica utilità”, proprio perché porta i centri decisionali lontano dal contesto locale e dagli organismi elettivi. Dunque il meccanismo per cui si deve rispondere della qualità del servizio diventa mediato e confuso.

 

 

 

·         permettere ad AMIU di procedere con decisione sul percorso da poco iniziato di “strategia verso rifiuti zero”, in cui crediamo per i traguardi importanti già raggiunti in varie città in Italia e in Europa e che può portare ad una economia circolare sostenibile per l’ambiente e per la popolazione.

 

 

 

 

 

Coordinamento ligure Gestione Corretta Rifiuti

 

Comitato Acqua Bene Comune Genova e Coordinamento ligure Acqua

 


[1]   Si veda anche la sentenza della Corte di Giustizia Europea: ”Qualunque investimento di capitale privato in un’impresa obbedisce a considerazioni proprie degli interessi privati e persegue obiettivi di natura differente” [da quelli di interesse pubblico] (Corte di Giustizia Europea, Sez.I, 11 gennaio 2005, Causa C-26/03, Stadt Halle, punto 50).

[2]    ANSA – MILANO, 28 NOV 2015- Il ‘Comitato del sindacato’ della multiutility Iren – composto da Marco Doria, sindaco di Genova, Piero Fassino, sindaco di Torino, e Luca Vecchi, sindaco di Reggio Emilia – ha unanimemente designato Massimiliano Bianco quale nuovo amministratore delegato del gruppo

[3]   art 3 bis, comma 2 bis L. 138/112-bis.

 

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