Il primo Bio-digestore in Liguria

Il 5 luglio 2017 una delegazione di WWF e Coordinamento ligure Gestione Corretta dei Rifiuti si è recata in visita al bio-digestore della Ferrania Ecologia Srl a Cairo Montenotte (Savona).
L’impianto, primo in Liguria, è in funzione da marzo 2016 per trattare 30.000 tonnellate/anno di frazione organica da raccolta differenziata, provenienti da cucine e mense e 15.000 t/a di verde (sfalci e potature) del savonese. La superficie totale è 20.000 metri quadrati (2 ettari). E’ stato chiesto il raddoppio a 60.000 t/a. Occupa 10 persone, la manutenzione è esterna. Il costo di conferimento a carico dei Comuni è 85 € a tonnellata, in linea con i costi in impianti simili.
La frazione organica conferita all’impianto, dopo un trattamento di setacciatura con una serie di macchine per eliminare plastiche, inerti e metalli, è mescolata e, con aggiunta di acqua (sistema ad umido), è avviata al serbatoio di 6.000 metri cubi (digestore anaerobico), dove a 42° per 28 giorni, con un continuo mescolamento e riscaldamento della massa, una popolazione di batteri inoculata, in assenza di ossigeno, demolisce le molecole organiche producendo biogas (composto da metano e anidride carbonica, con tracce di composti organici solforati) e digestato (prodotto solido disperso in acqua).

Il biogas, trattato per eliminare i composti solforati, è usato come combustibile in un generatore di elettricità (motore endotermico collegato con un alternatore) per produrre energia elettrica e calore. I fumi di combustione, prima dell’immissione in atmosfera, sono sottoposti a trattamenti catalitici per ridurre le emissioni di ossido di carbonio e ossidi di azoto; dalle analisi, fatte in nostra presenza, i limiti sono rispettati.
Il digestato, in cui sono presenti componenti meno biodegradabili delle biomasse trattate (lignina, cellulosa…) e composti inorganici (sali di potassio, calcio, magnesio, ammoniacali, nitrati e fosfati), dopo una adeguata riduzione della percentuale d’acqua in cui è disciolto, è mescolato alla frazione verde triturata, e avviato al compostaggio in 8 celle a 60°, con aria insufflata dal pavimento. Dopo circa 20-25 giorni i batteri aerobi (respirano ossigeno) trasformano la biomassa in compost, con emissione di gas in atmosfera (anidride carbonica, vapor acqueo, ammoniaca, composti organici volatili). Il compost fresco è trasferito in un locale chiuso e ulteriormente insufflato con aria per 20 giorni per la completa maturazione, in cui emette ammoniaca. Infine, il compost è setacciato e insaccato per la commercializzazione, iniziata da alcuni mesi.
L’impianto, bruciando il biogas in loco, produce ogni anno
• 8 milioni di chilowattora di elettricità (di cui 1,4 usati per consumi interni)
• 4,8 milioni di chilowattora di calore (usato in gran parte per riscaldare il contenuto del digestore)
7.000 tonnellate di compost di qualità (ottimo per uso agricolo).
Tutte le attività, dallo scaricamento dei camion che conferiscono l’umido, all’ insaccamento del compost, avvengono all’interno di un edificio, dove l’aria aspirata, carica di odori, in una prima fase è lavata con acqua spruzzata contro corrente al flusso d’aria per abbattere l’ammoniaca, quindi convogliata a 3 grandi bio-filtri, riempiti di corteccia d’albero, costantemente inumidita, posti all’esterno. Durante questo percorso molto tortuoso, le sostanze odorigene sono “mangiate” dalla flora microbica che si sviluppa sulla grande superficie delle cortecce, riducendone la concentrazione prima di re-immettere l’aria in atmosfera.
Il parere degli ingegneri e del chimico ambientale che ci hanno accompagnato nella visita è che l’impianto sia ben gestito, con attenzione a ridurne l’impatto ambientale. In particolare il rumore dei generatori elettrici risulta contenuto, le emissioni a camino e dei bio-filtri sono regolarmente controllati e ampiamente nei limiti prescritti; anche il compost prodotto è sottoposto a controlli per verificare il rispetto delle specifiche del compost di qualità.
E’ probabile che occorra ancora migliorare la prestazione dei biofiltri, in quanto nelle sue vicinanze si avvertivano odori (più intensi che in impianti simili), che in prima ipotesi potrebbero essere attribuiti alla fermentazione delle stesse cortecce usate per la biofiltrazione.
Da quanto si è potuto riscontrare nel corso della visita e dei colloqui con i tecnici responsabili, un grosso problema da risolvere è l’elevata presenza di scarti nel materiale in arrivo, pari al 23% in peso. Lo scarto è costituito da materiali non biodegradabili, fra cui sono presenti troppi sacchetti di plastica erroneamente usati per il conferimento, che causano diversi inconvenienti nella gestione dell’impianto.
Questo problema va risolto a monte. Il nostro parere, come GCR, è che la raccolta della frazione organica umida nel savonese non avviene ancora ovunque con metodi appropriati: solo con la raccolta domiciliare (Porta a Porta) si riesce a responsabilizzare i cittadini e quindi a migliorare i conferimenti. Pertanto, in tutti i Comuni occorre abbandonare rapidamente l’uso dei cassonetti stradali per migliorare drasticamente la qualità dell’organico separato e ridurre al 2% gli scarti, come in media nelle raccolte “porta a porta” in Italia. Valutare anche se sia opportuno usare appositi sacchetti di carta per evitare l’uso improprio di sacchetti di polietilene (plastica non biodegradabile ancora in circolazione) che gli utenti possono confondere con quelli di materbi richiesti.
Necessario comunque far capire che nella plastica l’organico non traspira, mentre nella carta o nel materbi l’acqua evapora: quindi minori disagi durante lo stoccaggio domestico e nei punti di raccolta e anche minori costi di conferimento (si paga in base al peso del carico in arrivo: più acqua, maggior peso, maggiori costi), e di trattamento (meno odori molesti allo scarico, minori volumi di percolato da trattare).
Positivo il nostro giudizio sulla modifica in attesa di VIA di raffinare il biogas in biometano da immettere in rete in sostituzione del metano fossile: il recupero di materia (gas metano, che evita importazioni o estrazione con perforazioni o fracking) è meglio del recupero di energia elettrica che provoca inquinamento anche se rispetta i limiti. Bene anche la scelta di produrre compost, che abbiamo ritirato per sperimentarlo.
Per una valutazione più documentata, GCR, farà richiesta a Ferrania di altri dati: produzione annua biogas e risultati analisi: fumi, aria dei bio-filtri, compost, materiali in arrivo. Auspichiamo un lavoro congiunto per favorire una buona gestione nel savonese della frazione organica, finora del tutto assente.
Federico Valerio – Renata Vela – Luigi Sessarego – Mauro Solari – Marco Piombo – Michele Pellegrini – Vittorio Calvini – Giulio Scacciotti – Rodolfo Botter

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