Archive for the ‘Notizie nazionali’ Category

Programma Nazionale Prevenzione Rifiuti

Online il questionario ISPRA per monitorare le attività dei Comuni

Il questionario è articolato in 36 domande elaborate alla luce dell’impostazione del PNPR che ha considerato sia le misure di carattere generale/orizzontale sia le misure specifiche di prevenzione dei rifiuti, in base ad un approccio focalizzato su particolari flussi di rifiuti/prodotti ritenuti prioritari

http://www.ecodallecitta.it/notizie/391526/programma-nazionale-di-prevenzione-dei-rifiuti-online-il-questionario-per-monitorare-le-attivita-dei-comuni-sul-fronte-della-riduzione/ 

Da quest’anno c’è un adempimento in più da parte dei comuni italiani per tastare le loro attività sul fronte del contrasto alla produzione dei rifiuti. Il Programma Nazionale di Prevenzione dei Rifiuti (PNPR) individua alcuni indicatori finalizzati al monitoraggio delle misure attuate dai comuni per promuovere la prevenzione della produzione dei rifiuti. Il Programma stabilisce che ai fini della raccolta, elaborazione e popolamento degli indicatori il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare si avvalga dell’ISPRA.
Per questo in data 3 dicembre 2018 è stata sottoscritta una convenzione attraverso la quale l’Istituto fornisce il supporto alle attività istituzionali del Ministero, volte a garantire l’attuazione dell’articolo 206 bis del d.lgs. 152/2006.
In tale ambito ISPRA ha predisposto uno specifico questionario per i Comuni relativo all’attuazione delle misure di prevenzione della produzione dei rifiuti individuate dal Programma nazionale di prevenzione. Il questionario è articolato in 36 domande elaborate alla luce dell’impostazione del PNPR che ha considerato sia le misure di carattere generale/orizzontale sia le misure specifiche di prevenzione dei rifiuti, in base ad un approccio focalizzato su particolari flussi di rifiuti/prodotti ritenuti prioritari.

Immagine: Programma Nazionale di Prevenzione Rifiuti: online il questionario per monitorare le attività dei Comuni

 

Acerra città crocifissa dall’inceneritore


ACERRA. “Siamo un popolo crocifisso. Una città crocifissa che anela a risorgere. Un territorio devastato. Siamo fermi al venerdì Santo”. Monsignor Antonio Di Donna ci va duro nella sua omelia di Pasqua nella cattedrale di Acerra e si scaglia senza mezze misure contro i politici regionali e locali, ma anche contro la rassegnazione del suo popolo.

Ragazzi e giovani continuano ad ammalarsi e a morire. Prima la Montefibre, poi l’inceneritore hanno distrutto i nostri campi ed ancora oggi si continua a parlare di quarta linea dell’inceneritore: un grande bufala”, tuona dal pulpito don Antonio Di Donna. Il prelato accusa Palazzo Santa Lucia di dire bugie quando “dice che è necessaria per combattere l’emergenza dei rifiuti che si avrà a settembre con la chiusura dell’impianto, ma è falso perché sappiamo che ci vogliono tempi molto lunghi per fare una quarta linea dell’inceneritore” Il prelato lamenta ancora una volta un deficit di democrazia perché sull’inceneritore “non c’è controllo e noi non sappiamo niente”.

Ed i suoi strali sono anche per l’inerzia sulle polveri sottili che inquinano l’aria delle città a nord di Napoli. “Da anni non si applica il piano regionale per la tutela dell’aria nelle nostre città. Intanto ragazzi e giovani continuano ad ammalarsi e a morire. E non solo loro”, accusa dal pulpito monsignor Di Donna. Ma il vescovo si Acerra non risparmia nemmeno il Comune “Anche la politica cittadina è senza progetti, senza sogni. Il Piano urbanistico comunale è una buona cosa, ma non può ridursi solo ad una questione tecnica. Bisogna prima riflettere, quale città vogliamo per i nostri figli. Una politica senza sogni senza progettualità si riduce a mero pragmatismo, a rincorrere semplicemente le emergenze“, avverte il prelato al cospetto di una cattedrale stracolma di fedeli invitando tutti a ripopolare le piazze cittadine da tempo deserte.

“Questa città non può fermarsi al venerdì santo. Sarà Pasqua per Acerra, quando tutti parteciperemo allo sviluppo della città, vincendo la rassegnazione e non voltandoci dall’altra parte. Quando le forze sane di questa città si metteranno insieme per la rinascita del territorio. Quando sarà fatto tutto il possibile per la salute dei cittadini. Sarà Pasqua, quando le scuole, le biblioteche, i centri musicali e sportivi saranno più numerosi delle sale da gioco. Quando i mafiosi ed i mercanti di veleni si pentiranno ed i giovani non dovranno più emigrare. Quando finalmente non si ammaleranno più bambini e giovani”, ammonisce monsignor Antonio Di Donna.

di Enrico Ferrigno

Scelte di comuni virtuosi: Forlì

https://rifiutizeroer.blogspot.com/2018/12/forli-alla-regione-ora-modificare-il.html

A quando anche in Liguria scelte simili a quella di Forlì, che ha come obiettivo di ridurre la quantità di rifiuto indifferenziato (o secco residuo) a 54 kg annuali per ogni abitante, tramite la raccolta differenziata porta a porta con tariffa puntuale?logo_riciclo_materiali

Osservatorio di Cittadinanzattiva: dati 2018

Ecco i dati in Liguria dall’Osservatorio di Cittadinanzattiva su TARI e RD.

Da notare la tariffa meno elevata a La Spezia, dove la RD è al 62%

 

raccolta-differenziata-rifiuti

 

https://www.cittadinanzattiva.it/files/primo_piano/consumatori/dossier-rifiuti-2018/Liguria.pdf

Il Porta a Porta conviene?

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Ecco uno dei vantaggi del metodo di raccolta differenziata PaP “Porta a Porta”. Come coordinamento ligure GCR non comprendiamo quindi perché ancora tanti comuni liguri perseverino a non volerlo adottare ovunque sia possibile o lo adottino con estrema lentezza o con un’organizzazione carente.

http://www.lastampa.it/2018/08/07/cronaca/i-fantasmi-della-tassa-rifiuti-a-torino-uno-su-non-ha-mai-pagato-B65Uv4fhOE28IZTcsWw9lK/pagina.html

I fantasmi della tassa rifiuti: a Torino uno su 10 non ha mai pagato
Sconosciuti all’Amiat, scoperti dal censimento per il porta a porta

Il porta a porta coinvolge per ora 430 mila cittadini

Utenze fantasma. Famiglie e piccole aziende mai rilevate dai radar dell’Amiat. La progressiva estensione della raccolta porta a porta nei quartieri torinesi ha fatto scoprire un fenomeno sommerso, quello delle utenze mai censite. Non si tratta di chi semplicemente non paga, ma piuttosto di chi non riceve nemmeno il bollettino della tassa rifiuti, come se non esistesse. Sono numeri significativi, anche se più contenuti rispetto all’emergenza di Roma, dove la sindaca Virginia Raggi ha parlato di «scrocconi della spazzatura». Tra l’altro anche nella capitale è stato proprio il porta a porta a scoperchiare il caso: secondo il Campidoglio, solo in due Municipi, si tratta di almeno «30 mila persone che non pagano e vivono sulle spalle dei cittadini onesti».

All’Amiat spiegano che nei quartieri dov’è stata avviata la raccolta porta a porta negli ultimi tempi e cioè a San Salvario, Santa Rita e Vanchiglia, i «fantasmi» rappresentano il 10% , ovvero migliaia di utenti. Per lanciare il nuovo servizio, gli operatori fanno un preciso censimento. Un’operazione palazzo per palazzo, che ha avuto come effetto collaterale (positivo per le casse del Comune), di far scoprire il sommerso.

Negli uffici di Amiat si parla di «furbetti», ma non solo. C’è l’evasione, ma anche l’elusione, ci sono persone cioè in buona fede, che cascano dalle nuvole. Magari dopo un trasloco, o che non hanno dichiarato tutte le pertinenze, come posti auto, cantine, sottotetti, perché non sanno che vanno calcolate anche quelle. In un palazzo di periferia, i tecnici si aspettavano una ventina di fruitori, ne hanno trovati il doppio.

Una cifra recuperata ogni anno intorno ai 15 milioni di euro. Nell’arco dell’intero anno i torinesi spenderanno quasi 206 milioni per la TARI,  900 mila in meno rispetto al 2017. Infatti il recupero ha permesso di ridurre la tassa dello 0,8%, cioè di 80 centesimi ogni 100 euro.

 

Mi rifiuto di andare al mare

Sabato 16/06, di mattina, grazie alla appassionata partecipazione di Enzo Favoino, e ad alcune altre associazioni che hanno aderito, a Torrefaro (Messina) si svolgerà l’evento

Mi rifiuto di andare al mare: raccolta di plastiche e rifiuti dal Tirreno allo Ionio

E’ una campagna lanciata da Messina servizi Bene Comune per cercare di mantenere le spiagge pulite. Partendo da Mortelle (13 km da Messina) fino a Torrefaro, nell’incantevole scenario dello Stretto di Messina, Enzo Favoino, esperto di nuoto in acque gelide, nuoterà (accompagnato da barcaroli, canoisti ecc.) per circa tre chilometri.

Doppiato Capo Peloro, Enzo dovrà vedersela coi mostri dello stretto, Scilla e Cariddi, che certamente domerà. Perché i veri mostri del mare di oggi sono le plastiche ed altri rifiuti che alterano l’ecosistema marino e mettono a rischio pesci, tartarughe e uccelli.
Nel frattempo noi volontari cammineremo sulla spiaggia, e raccoglieremo plastiche e rifiuti separabili (la stima è 700 rifiuti ogni 100 metri) sia galleggianti che a terra. Con l’aiuto di sub cercheremo anche di liberare i fondali da copertoni ed altri scempi.
Chi lo volesse potrebbe accompagnare Enzo a nuoto, sapendo che doppiato capo Peloro potrebbero incontrarsi forti correnti contrarie e fredde (Scilla e Cariddi). L’orario della nuotata dipenderà da maree e correnti, è previsto intorno alle 10.30.
evento FB https://www.facebook.com/events/187754775395349/

 

 

Occhio del riciclone sul riuso

Tra i rifiuti prodotti in Italia c’è un piccolo tesoro che non viene adeguatamente valorizzato. Si tratta dei beni durevoli, potenzialmente riutilizzabili, che potrebbero trovare nuova vita se esistesse il modo di reimmetterli in circolazione.
I beni durevoli riutilizzabili (considerando solo quelli in buono stato e facilmente collocabili sul mercato) presenti nel flusso dei rifiuti urbani superano 600.000 tonnellate annue, circa il 2% della produzione nazionale di rifiuti. Si tratta di mobili, elettrodomestici, libri, giocattoli e oggettistica che, in mancanza di un quadro normativo capace di favorire la strutturazione di vere e proprie filiere, quasi mai vengono riutilizzati: il danno ammonta a circa 60 milioni di euro l’anno relativo ai costi di smaltimento, senza considerare il valore degli oggetti di seconda mano.
Molte sono le iniziative che possono essere messe in campo. Ad esempio raccolte dedicate e centri di riuso adiacenti ai centri di raccolta, in grado di intercettare i beni durevoli riutilizzabili. Sono necessari impianti di “preparazione per il riutilizzo” che funzionino su scala industriale: attraverso un’autorizzazione al trattamento, un impianto può ricevere rifiuti provenienti da centri di raccolta comunali, servizi di sgombero locali e da raccolte domiciliari di ingombranti e reimmetterli in circolazione dopo igienizzazione, controllo ed eventuale riparazione. La fattibilità è stata dimostrata in provincia di Vicenza dal progetto europeo PRISCA, che ha implementato un impianto capace di avviare a riutilizzo circa 400 tonn. l’anno di ingombranti.
Questa possibilità di strutturare la filiera è però inibita dalla mancanza dei Decreti Ministeriali sulle procedure semplificate. “In Italia – spiega Pietro Luppi, Direttore del Centro di Ricerca Occhio del Riciclone – già da alcuni anni si parla di integrare il settore del riutilizzo alle politiche ambientali, e i tempi sembrano essere maturi. Bisogna però insistere su professionalizzazione e pianificazione, il riutilizzo è un’enorme opportunità per generare sviluppo locale e risultati ambientali”.
L’INIZIATIVA PRIVATA E QUELLA PUBBLICA
Nel nostro Paese i negozi dell’usato conto terzi e il commercio ambulante si confermano leader nella vendita dell’usato. Si contano circa 2.000-3.000 negozi, soprattutto al Nord e al Centro, un negozio ogni 31.000 abitanti, mentre al Sud uno ogni 87.000. I mercatini che ospitano commercianti ambulanti sono 550, senza contare quelli informali o abusivi. Il totale degli operatori ambulanti dell’usato è difficile da calcolare ma si presume tra 50.000 e 80.000.
L’iniziativa privata trova oggi grande diffusione nonostante siano scarse le sinergie con gli Enti Locali. 9 Regioni – Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Umbria, Abruzzo e Campania – hanno incluso nella loro pianificazione l’avvio di Centri di Riuso, ma tali esperienze non sono mai decollate. Eppure non mancano gli esempi positivi, come il progetto “Cambia il finale” di Hera (la multiutility in Emilia-Romagna) che è riuscita a riutilizzare 530 tonnellate di beni durevoli in un anno in un bacino di circa 2 milioni di abitanti, coinvolgendo 25 Onlus e un centinaio di soggetti svantaggiati. “Le aziende di igiene urbana – sottolinea Filippo Brandolini, vicepresidente Utilitalia – svolgono un ruolo cruciale nella transizione verso un’economia circolare. Se non si limitano a gestire i rifiuti conferiti dai cittadini ma diventano promotrici di iniziative innovative, alimentano filiere ad alto valore aggiunto (umano, ambientale, economico e sociale).
IL CASO DEGLI ABITI USATI
Nel nostro Paese, le filiere di indumenti usati sono le più articolate e strutturate: nel 2016 sono state raccolte 133.300 tonnellate di rifiuti tessili, il 65% è stato riutilizzato (il rimanente 35% è stato avviato a riciclo, recupero o smaltimento). Ma il potenziale di riutilizzo della frazione tessile è molto più elevato: il risultato potrebbe raddoppiare superando i 5 kg di raccolta ad abitante. “Chi dona abiti usati consegnandoli nei contenitori stradali – evidenzia Alessandro Strada di Humana People to People Italia – lo fa con intenzioni solidali nell’84% dei casi, e ciò dimostra come il cittadino chieda che le considerazioni di carattere sociale trovino spazio all’interno degli affidamenti del servizio di raccolta della frazione tessile”.
Non mancano le criticità, dai reati ambientali all’infiltrazione mafiosa: gli operatori sani hanno sollevato il problema chiedendo strumenti di controllo più rigorosi e criteri di affidamento del servizio più attenti al funzionamento delle filiere. Utilitalia, Rete ONU e centro Nuovo Modello di Sviluppo hanno aperto un Tavolo di confronto con il settore per individuare linee guida finalizzate a prevenire tali criticità.