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Dossier su rifiuti in Italia

Inchiesta “Il bel paese tra gestioni virtuose e fallimentari; storie e numeri degli impatti economici, ambientali e sanitari di ciò che scartiamo” molto interessante, pubblicata da Wired su dati ISPRA.

Indice: 1 scenario, 2 costi, 3 conseguenze, 4 eco-reati, 5 che fare?, 6 le storie

https://www.wired.it/partner/rifiuti-italia/phone/index.html

Rifiuti d’Italia: la grande truffa

http://www.wired.it/partner/rifiuti-italia/

http://www.cittadinireattivi.it/2016/11/28/rifiuti-ditalia-la-grande-truffa-online-la-nostra-inchiesta-su-wired-italia-partecipa-anche-tu/

Online la nostra inchiesta su Wired Italia, partecipa anche tu!

Quanto ci costa la mancanza di trasparenza sui rifiuti in Italia, in termini economici, ambientali e sanitari? Sono queste le domande a cui abbiamo cercato di rispondere con  “Rifiuti d’Italia: la grande truffa“.  L’inchiesta online su Wired Italia, è il frutto del lavoro iniziato oltre un anno fa con la nostro progetto di giornalismo civico partecipato “Da #riciclozero a #rifiutizero“.

Nel  bel paese tra gestioni virtuose e fallimentari, inceneritori, discariche e impianti di riciclo, sono troppe le illegalità permesse dallo Stato e dalle stesse istituzioni che ricadono sulle spalle dei cittadini e nelle quali regnano corruzione, malaffare ed ecomafie. Anche per questo il tentativo è stato quello di fornire un quadro con i numeri e le storie dell’impatto economico, ambientale e sanitario di ciò che scartiamo, per permettere ad ognuno di noi di capire come partecipare alla soluzione di un problema che incide ogni giorno sulle nostre vite.

Per fare questo abbiamo studiato, interpretato dati, raccolto testimonianze, viaggiato per l’Italia. E fatte molte domande a esperti, amministratori, scienziati, sindaci, cittadini. Fino a porre i nostri quesiti ad alcuni dei più importanti rappresentanti delle istituzioni. Dal ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti, a Alessandro Bratti, presidente della Commissione di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, e a Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale contro la corruzione. Se una maggior apertura dei dati economici, ambientali e sanitari favorirebbe anche il monitoraggio civico, come risolvere, una volta per tutte, la crisi dei rifiuti d’Italia?

Quindi, ognuno di noi può fare la propria parte. Cittadini Reattivi resta a disposizione per raccogliere e mappare denunce e buone pratiche: sia attraverso la parte della nostra piattaforma partecipata (basta registrarsi qui) oppure in forma anonima (qui l’apposito form in grado di tutelare totalmente chi segnala), grazie al Centro Studi Hermes per la Trasparenza e Diritti Umani Digitali

Un grazie sentito a Wired Italia che l’ha sostenuta, a tutti i cittadini reattivi che ci hanno stimolato in questo percorso e che hanno dato un contributo a questo lavoro;  ai colleghi Vince Cammarata e Riccardo Saporiti che insieme a Rosy Battaglia ne ha hanno permesso la realizzazione e a Qui l’inchiesta online in long form “Rifiuti d’Italia”

 

Comuni ricicloni, nuovo criterio

Legambiente sposa in pieno la strategia RZ.

Bella giornata di buone pratiche e impegni verso la #circulareconomy.

Senza discariche né inceneritori. Scarica il dossier Comuni Ricicloni 2016 >>qui

Per abbattere il secco meno inceneritori e tariffe in base ai rifiuti residui prodotti

L’iniziativa di Legambiente valorizza chi riduce al minimo la frazione non riciclabile, destinata ai termovalorizzatori. Veneto (204 comuni), Lombardia (76), Friuli-VG (63), Trentino-Alto Adige (56) e Campania (50) le regioni che svettano per enti locali virtuosi; Piemonte (solo 8), Liguria (2).

Scelta vincente, la tariffazione puntuale che lega la tariffa alla quantità di residuo prodotto.

Il premio ‘Comuni ricicloni’ quest’anno parla di storie. Due esempi su tutti. A Parma le bollette sono state tagliate per oltre 92mila famiglie, a Catanzaro la raccolta porta a porta ha portato a un piccolo miracolo: la percentuale di RD è più che triplicata.

Nel 2016 Legambiente ha alzato l’asticella: per entrare nell’Olimpo della gestione sostenibile, ai comuni non basta superare il 65% di RD, ma è necessario produrre non più di 75 chilogrammi di rifiuto secco indifferenziato all’anno per abitante. Si punta sulla prevenzione. Ergo, bisogna produrre meno rifiuti.

In Italia aumentano i comuni ‘rifiuti free’: sono 525 che rispondono a entrambi i criteri di valutazione. E’ in atto una rivoluzione –  dichiara Rossella Muroni, presidente nazionale di Legambiente presentando il dossier – una riforma anti-spreco che fa bene al Paese, perché dimostra che l’economia circolare è già in parte in atto e che un’Italia libera dai rifiuti è un sogno realizzabile”. Ora la vera scommessa “è quella di far diventare tutta l’Italia, nei prossimi 3 anni, ‘rifiuti free’ attraverso l’obbligo di tariffazione puntuale, lo stop ai nuovi inceneritori, l’aumento dei costi in discarica e la costruzione di nuovi impianti di riciclo”.

COMUNI ‘RIFIUTI FREE’.

In queste realtà vive il 7% degli italiani, 3 milioni di cittadini che hanno ridotto il residuo non riciclabile da smaltire. “Risultati ottenuti con la responsabilizzazione dei cittadini attraverso una raccolta domiciliare, la comunicazione efficace e politiche anche tariffarie che premiano il cittadino virtuoso”. Dei 525 comuni premiati 255 hanno tariffazione puntuale.

LE CLASSIFICHE.

Nel dossier sono comunque elencati tutti i comuni (1520 come quelli dello scorso anno su un totale di 8.055) che, rispettando gli obiettivi stabiliti dal decreto legislativo 152/06, hanno differenziato almeno il 65% dei rifiuti prodotti. I migliori tre comuni con meno di 10mila abitanti sono Sassano (Salerno) al 95%, Castelcucco (Treviso) al 92% e Tortorella (Salerno) al 91%. Sopra i 10mila abitanti Pergine Valsugana (Trento) (89%), San Biagio di Callalta (88%) e Preganziol (87%) (Treviso).

Nella classifica sulla produzione di rifiuto secco nei comuni con meno di 10mila abitanti: appena 11 chili a Tortorella e 17 a Sassano (Salerno), 21 a Valda (Trento). Oltre i 10mila abitanti la miglior performance è di Monsummano Terme (Pistoia) con 34, seguono Trevigiano con 34 e Serravalle Pistoiese con 37. Tra i capoluoghi di provincia i migliori sono Treviso, Pordenone e Belluno.

Nel dossier ci sono storie di eccellenza, come quella dell’Emilia Romagna e del suo “nuovo sistema di premialità e penalità basato sul quantitativo di secco residuo avviato a smaltimento e non sulla percentuale di raccolta differenziata”.

LE GESTIONI CONSORTILI: L’UNIONE FA LA FORZA.

Oltre ai comuni di eccellenza, ci sono anche le tante esperienze di gestioni consortili che confermano ancora una volta la loro validità: praticamente tutti i ‘rifiuti free’, con pochissime eccezioni, fanno parte di un consorzio o di una comunità montana. A guidare la classifica dei Consorzi virtuosi al di sopra dei 100mila abitanti è il Consiglio di bacino Priula (Treviso) che può vantare per i suoi 556mila abitanti quasi l’83% di RD con poco più di 50 chili di secco residuo. Tra quelli al di sotto dei 100mila abitanti si distingue Amnu (Trento), con quasi 43 chili. Gran parte dei consorzi si trovano in Triveneto. “Con caratteristiche territoriali molto simili diventa economico ed efficiente effettuare un servizio unico che limita di molto la ‘fuga’ di immondizia in altri territori limitrofi”.

LE NUOVE SFIDE.

La nuova sfida è la riduzione del secco residuo, “da avviare in impianti di incenerimento e in discarica, per accompagnare verso la rottamazione il sistema impiantistico che ha caratterizzato gli anni ’90 e 2000”. Anche se ci sono stati diversi passi avanti dal punto di vista normativo (dalla legge sulle agenzie ambientali a quella sugli ecoreati), bisogna fare di più. Legambiente rilancia così sei delle dieci proposte contenute nel Manifesto Rifiuti free (le altre 4 sono diventate realtà). Il primo passo da compiere è quello di “utilizzare i proventi dell’ecotassa per politiche di prevenzione, riuso e riciclo”.

E dato che negli ultimi 20 anni la combustione dei rifiuti è stata ampiamente incentivata (nonostante l’Europa indicasse di perseguire prima prevenzione e riciclo), oggi imperativo è “eliminare gli incentivi per il recupero energetico dai rifiuti” e contemporaneamente “completare gli impianti per il riciclo e il riuso dei rifiuti”. Infine “Chi inquina paga”: Legambiente sollecita il ministero dell’Ambiente ad approvare il decreto sulla tariffazione puntuale previsto dalla legge di stabilità approvata nel dicembre 2013 e chiede lo stop a qualsiasi commissariamento per l’emergenza rifiuti.

Osservazioni al Piano Regionale dei Rifiuti della Liguria.

Il Coordinamento ligure Gestione Corretta dei Rifiuti (GCR), nato 2 anni fa dall’idea di alcuni  comitati e associazioni, si è allargato durante la campagna raccolta firme sulla LIP Rifiuti Zero a moltissimi gruppi del territorio. Da pochi giorni ha portato a termine un compito difficile e complesso: scrivere osservazioni alle 800 pagine della proposta di “Piano regionale di gestione dei rifiuti e delle bonifiche (PRR) elaborata dalla Giunta Regione Liguria ai sensi della l.r. 32/2012. Ne riportiamo una sintesi, chi fosse interessato a consultare la versione integrale la trova qui.

La proposta di Piano risulta poco convincente rispetto alla possibilità di tradurre in obiettivi la direttiva europea 2008/98/CE (gerarchia nella gestione dei rifiuti: recupero di materia deve prevalere su recupero energia). La mancanza in molte parti di indicatori misurabili non ne garantisce la realizzazione in tempi e modalità certe. Un piano poco incisivo e poco coraggioso, che non avvia alcuna strategia di prevenzione; poco attento all’ambiente e alla salute (se non a livello di enunciati di principio) e basato in misura preponderante sul recupero energetico; poco innovativo, per nulla attento alle potenzialità di sviluppo economico e di creazione di nuovi posti di lavoro ottenibili dal comparto del riciclo dei materiali.
Le Osservazioni sono dettagliate rispetto ai singoli obiettivi del Piano. Continua a leggere