Posts Tagged ‘economia circolare’

Pubblicata ufficialmente da ZWE la gerarchia ZW.

 

Elaborata qualche anno in ZWIA (Zero Waste International Alliance), integrata con qualche importante aggiornamento, fondamentale per la situazione UE:

* mette il trattamento termico al livello più basso, come “inaccettabile”, mentre per il residuo indifferenziato si prevede ulteriore recupero di materia e collocazione a discarica di rifiuti stabilizzati
* espande considerevolmente, rispetto alla gerarchia UE, i livelli più alti, che sono quelli che meglio conservano risorse ed evitano prelievo di materiali
* rappresenta la gerarchia come imbuto e non come piramide, per dare l’idea della restrizione progressiva dei materiali che scendono ai livelli più bassi.

In questa nuova versione rispetto a quella ZWIA, abbiamo inserito il “chemical recycling“, tema che sta diventando frequente nel dibattito in UE (e su cui altri network seguono elaborazioni ZWE), dividendolo tra

* recupero monomeri per ripolimerizzazione (questo è – o meglio sarà, quando tecnologicamente maturo – accettabile, e contribuisce a massimizzare i recuperi di materia, dunque è messo tra gli altri recuperi)
* strategie plastic to fuel, ovviamente inaccettabili e messe al livello più basso assieme ad incenerimento et similia

Un articolo che spiega tutto in dettaglio:

A Zero Waste hierarchy for Europe

La gerarchia e le argomentazioni che l’accompagnano servono a guidare le decisioni a rispettare al meglio i principi della economia circolare, ad adottare principi e programmi davvero RZ, ed evitarne le interpretazioni distorsive e deteriori

Osservazioni del GCR Liguria alla VAS regionale sui Piani Provinciali per i rifiuti

Trovate QUI sul nostro blog le nostre osservazioni relativi ai Piani Provinciali in materia di gestione dei rifiuti espresse durante la procedura di Valutazione Ambientale Strategia a cura della Regione Liguria.

Piano industriale di AMIU 2018-2020

Trovate QUI sul nostro blog il piano industriale di AMIU presentato al Comune di Genova e QUI la presentazione impiegata durante la relativa Commissione Consiliare.

Quale programma per gestione rifiuti a Genova?

 

Traccia di programma che proponiamo a tutte le liste candidate per le elezioni al comune di Genova

 

Il programma si basa sulla strategia “rifiuti zero”, che ha come obiettivo una economia circolare, e prevede l’impegno nella realizzazione del Piano Metropolitano congruente a questi principi (non si accettano modifiche a tale piano di una RD sotto il livello minimo di legge 65% o produzione di CSS).

 

            1.      perseguire la riduzione dei rifiuti alla fonte, quindi dare ampio respiro a tutte le iniziative:      compostaggio domestico e di comunità, sconti ad esercenti per vendere prodotti sfusi (detergenti, cereali, vino, bevande…), consumo di acqua del rubinetto e uso di stoviglie biodegradabili nelle mense e nelle sagre, …

 

2.      facilitare il riuso e la diffusione di esperienze già esistenti di intercettazione e riparazione o smontaggio di ingombranti, attrezzature, elettrodomestici e RAEE, che riducono ulteriormente la produzione di rifiuti, educando i cittadini a sottrarsi all’usa e getta e creando posti di lavoro

 

 3.      puntare su raccolta differenziata spinta degli scarti post consumo, finalizzata al recupero di materia seconda per il riciclo, con metodi il più possibile condivisi con i cittadini e i lavoratori AMIU, porta a porta ovunque possibile e introduzione tariffa puntuale per incentivare riduzione del RUR dei cittadini virtuosi

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Piano Rifiuti della Città Metropolitana di Genova

La sezione dedicata ai rifiuti sul sito della Città Metropolitana di Genova è accessibile a QUESTO link.

Il relativo piano rifiuti lo trovate QUI sul sito della Città Metropolitana di Genova e QUI sul nostro sito.

Buona lettura!

Una città circolare?

Suggerimenti e contributi per invertire marcia nella gestione dei rifiuti e andare nella giusta direzione: recuperare materia e riciclare in proprio.

Un Sindaco per Genova che realizzi “Economia Circolare”il Modello Genova

 

Comuni ricicloni, nuovo criterio

Legambiente sposa in pieno la strategia RZ.

Bella giornata di buone pratiche e impegni verso la #circulareconomy.

Senza discariche né inceneritori. Scarica il dossier Comuni Ricicloni 2016 >>qui

Per abbattere il secco meno inceneritori e tariffe in base ai rifiuti residui prodotti

L’iniziativa di Legambiente valorizza chi riduce al minimo la frazione non riciclabile, destinata ai termovalorizzatori. Veneto (204 comuni), Lombardia (76), Friuli-VG (63), Trentino-Alto Adige (56) e Campania (50) le regioni che svettano per enti locali virtuosi; Piemonte (solo 8), Liguria (2).

Scelta vincente, la tariffazione puntuale che lega la tariffa alla quantità di residuo prodotto.

Il premio ‘Comuni ricicloni’ quest’anno parla di storie. Due esempi su tutti. A Parma le bollette sono state tagliate per oltre 92mila famiglie, a Catanzaro la raccolta porta a porta ha portato a un piccolo miracolo: la percentuale di RD è più che triplicata.

Nel 2016 Legambiente ha alzato l’asticella: per entrare nell’Olimpo della gestione sostenibile, ai comuni non basta superare il 65% di RD, ma è necessario produrre non più di 75 chilogrammi di rifiuto secco indifferenziato all’anno per abitante. Si punta sulla prevenzione. Ergo, bisogna produrre meno rifiuti.

In Italia aumentano i comuni ‘rifiuti free’: sono 525 che rispondono a entrambi i criteri di valutazione. E’ in atto una rivoluzione –  dichiara Rossella Muroni, presidente nazionale di Legambiente presentando il dossier – una riforma anti-spreco che fa bene al Paese, perché dimostra che l’economia circolare è già in parte in atto e che un’Italia libera dai rifiuti è un sogno realizzabile”. Ora la vera scommessa “è quella di far diventare tutta l’Italia, nei prossimi 3 anni, ‘rifiuti free’ attraverso l’obbligo di tariffazione puntuale, lo stop ai nuovi inceneritori, l’aumento dei costi in discarica e la costruzione di nuovi impianti di riciclo”.

COMUNI ‘RIFIUTI FREE’.

In queste realtà vive il 7% degli italiani, 3 milioni di cittadini che hanno ridotto il residuo non riciclabile da smaltire. “Risultati ottenuti con la responsabilizzazione dei cittadini attraverso una raccolta domiciliare, la comunicazione efficace e politiche anche tariffarie che premiano il cittadino virtuoso”. Dei 525 comuni premiati 255 hanno tariffazione puntuale.

LE CLASSIFICHE.

Nel dossier sono comunque elencati tutti i comuni (1520 come quelli dello scorso anno su un totale di 8.055) che, rispettando gli obiettivi stabiliti dal decreto legislativo 152/06, hanno differenziato almeno il 65% dei rifiuti prodotti. I migliori tre comuni con meno di 10mila abitanti sono Sassano (Salerno) al 95%, Castelcucco (Treviso) al 92% e Tortorella (Salerno) al 91%. Sopra i 10mila abitanti Pergine Valsugana (Trento) (89%), San Biagio di Callalta (88%) e Preganziol (87%) (Treviso).

Nella classifica sulla produzione di rifiuto secco nei comuni con meno di 10mila abitanti: appena 11 chili a Tortorella e 17 a Sassano (Salerno), 21 a Valda (Trento). Oltre i 10mila abitanti la miglior performance è di Monsummano Terme (Pistoia) con 34, seguono Trevigiano con 34 e Serravalle Pistoiese con 37. Tra i capoluoghi di provincia i migliori sono Treviso, Pordenone e Belluno.

Nel dossier ci sono storie di eccellenza, come quella dell’Emilia Romagna e del suo “nuovo sistema di premialità e penalità basato sul quantitativo di secco residuo avviato a smaltimento e non sulla percentuale di raccolta differenziata”.

LE GESTIONI CONSORTILI: L’UNIONE FA LA FORZA.

Oltre ai comuni di eccellenza, ci sono anche le tante esperienze di gestioni consortili che confermano ancora una volta la loro validità: praticamente tutti i ‘rifiuti free’, con pochissime eccezioni, fanno parte di un consorzio o di una comunità montana. A guidare la classifica dei Consorzi virtuosi al di sopra dei 100mila abitanti è il Consiglio di bacino Priula (Treviso) che può vantare per i suoi 556mila abitanti quasi l’83% di RD con poco più di 50 chili di secco residuo. Tra quelli al di sotto dei 100mila abitanti si distingue Amnu (Trento), con quasi 43 chili. Gran parte dei consorzi si trovano in Triveneto. “Con caratteristiche territoriali molto simili diventa economico ed efficiente effettuare un servizio unico che limita di molto la ‘fuga’ di immondizia in altri territori limitrofi”.

LE NUOVE SFIDE.

La nuova sfida è la riduzione del secco residuo, “da avviare in impianti di incenerimento e in discarica, per accompagnare verso la rottamazione il sistema impiantistico che ha caratterizzato gli anni ’90 e 2000”. Anche se ci sono stati diversi passi avanti dal punto di vista normativo (dalla legge sulle agenzie ambientali a quella sugli ecoreati), bisogna fare di più. Legambiente rilancia così sei delle dieci proposte contenute nel Manifesto Rifiuti free (le altre 4 sono diventate realtà). Il primo passo da compiere è quello di “utilizzare i proventi dell’ecotassa per politiche di prevenzione, riuso e riciclo”.

E dato che negli ultimi 20 anni la combustione dei rifiuti è stata ampiamente incentivata (nonostante l’Europa indicasse di perseguire prima prevenzione e riciclo), oggi imperativo è “eliminare gli incentivi per il recupero energetico dai rifiuti” e contemporaneamente “completare gli impianti per il riciclo e il riuso dei rifiuti”. Infine “Chi inquina paga”: Legambiente sollecita il ministero dell’Ambiente ad approvare il decreto sulla tariffazione puntuale previsto dalla legge di stabilità approvata nel dicembre 2013 e chiede lo stop a qualsiasi commissariamento per l’emergenza rifiuti.