Il contributo degli inceneritori  alla produzione di gas climalterante con effetto serra

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Sintesi
Secondo i dati ISPRA, già oggi gli inceneritori emettono CO2 di origine fossile per kWh netta prodotta in misura pari al 220% rispetto alle emissioni del mix energetico nazionale. Mentre le emissioni di quest’ultimo continuano nella loro pronunciata discesa, gli inceneritori non mostrano altrettanta capacità, per cui il gap già elevato è destinato ad ampliarsi.

Questo dimostra che gli inceneritori non sono assolutamente più una alternativa alle fonti fossili nella produzione di energia, e ancor meno rispetto alle prospettive a medio-lungo termine di emissioni del mix energetico nazionale, ma, anche se la quota di energia prodotta dagli inceneritori è bassa, costituiscono comunque, come tutti gli impianti con emissioni superiori al mix energetico nazionale, una palla al piede rispetto agli obiettivi europei di azzerare le emissioni entro il 2050.

Non appaiono più neanche una valida alternativa rispetto alle discariche, dato che con la stabilizzazione obbligatoria del RUR e la captazione del biogas, le emissioni di CO2 equivalente derivanti dalla produzione di biogas non sembrano colmare il divario.

Occorre mettere in campo da subito una exit strategy dall’incenerimento, che veda la loro chiusura anticipata degli inceneritori, comunque non oltre la fine degli ammortamenti degli investimenti già eseguiti, e che metta in campo tecnologie e metodologie di gestione dei rifiuti alternative più efficienti, tanto più in considerazione del trend di riduzione dei rifiuti urbani da smaltire.


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Acerra città crocifissa dall’inceneritore


ACERRA. “Siamo un popolo crocifisso. Una città crocifissa che anela a risorgere. Un territorio devastato. Siamo fermi al venerdì Santo”. Monsignor Antonio Di Donna ci va duro nella sua omelia di Pasqua nella cattedrale di Acerra e si scaglia senza mezze misure contro i politici regionali e locali, ma anche contro la rassegnazione del suo popolo.

Ragazzi e giovani continuano ad ammalarsi e a morire. Prima la Montefibre, poi l’inceneritore hanno distrutto i nostri campi ed ancora oggi si continua a parlare di quarta linea dell’inceneritore: un grande bufala”, tuona dal pulpito don Antonio Di Donna. Il prelato accusa Palazzo Santa Lucia di dire bugie quando “dice che è necessaria per combattere l’emergenza dei rifiuti che si avrà a settembre con la chiusura dell’impianto, ma è falso perché sappiamo che ci vogliono tempi molto lunghi per fare una quarta linea dell’inceneritore” Il prelato lamenta ancora una volta un deficit di democrazia perché sull’inceneritore “non c’è controllo e noi non sappiamo niente”.

Ed i suoi strali sono anche per l’inerzia sulle polveri sottili che inquinano l’aria delle città a nord di Napoli. “Da anni non si applica il piano regionale per la tutela dell’aria nelle nostre città. Intanto ragazzi e giovani continuano ad ammalarsi e a morire. E non solo loro”, accusa dal pulpito monsignor Di Donna. Ma il vescovo si Acerra non risparmia nemmeno il Comune “Anche la politica cittadina è senza progetti, senza sogni. Il Piano urbanistico comunale è una buona cosa, ma non può ridursi solo ad una questione tecnica. Bisogna prima riflettere, quale città vogliamo per i nostri figli. Una politica senza sogni senza progettualità si riduce a mero pragmatismo, a rincorrere semplicemente le emergenze“, avverte il prelato al cospetto di una cattedrale stracolma di fedeli invitando tutti a ripopolare le piazze cittadine da tempo deserte.

“Questa città non può fermarsi al venerdì santo. Sarà Pasqua per Acerra, quando tutti parteciperemo allo sviluppo della città, vincendo la rassegnazione e non voltandoci dall’altra parte. Quando le forze sane di questa città si metteranno insieme per la rinascita del territorio. Quando sarà fatto tutto il possibile per la salute dei cittadini. Sarà Pasqua, quando le scuole, le biblioteche, i centri musicali e sportivi saranno più numerosi delle sale da gioco. Quando i mafiosi ed i mercanti di veleni si pentiranno ed i giovani non dovranno più emigrare. Quando finalmente non si ammaleranno più bambini e giovani”, ammonisce monsignor Antonio Di Donna.

di Enrico Ferrigno

Dossier su rifiuti in Italia

Inchiesta “Il bel paese tra gestioni virtuose e fallimentari; storie e numeri degli impatti economici, ambientali e sanitari di ciò che scartiamo” molto interessante, pubblicata da Wired su dati ISPRA.

Indice: 1 scenario, 2 costi, 3 conseguenze, 4 eco-reati, 5 che fare?, 6 le storie

https://www.wired.it/partner/rifiuti-italia/phone/index.html

Minimizzare ricorso a incenerimento

E’ uscita la traduzione italiana della Comunicazione sul recupero di energia dai rifiuti di gennaio 2017 della Commissione Europea: il ruolo dell’incenerimento viene molto ridimensionato

http://www.ecodallecitta.it/notizie/386926/rifiuti-dalleuropa-segnali-chiari-sulla-necessita-di-minimizzare-il-ricorso-allincenerimento-la-comunicazione-della-ce-sul-waste-to-energy/

Piano Rifiuti della Città Metropolitana di Genova

La sezione dedicata ai rifiuti sul sito della Città Metropolitana di Genova è accessibile a QUESTO link.

Il relativo piano rifiuti lo trovate QUI sul sito della Città Metropolitana di Genova e QUI sul nostro sito.

Buona lettura!

Osservazioni alla delibera di Giunta del Comune di Genova su aggregazione AMIU-IREN

Trovate QUI le osservazioni che abbiamo esposto durante l’audizione presso le 5a e 6a Commissione del Comune di Genova durante la seduta di Venerdì 13.

Trovate QUI l’audio della seduta e QUI la delibera di Giunta.

Convegno GCR a Palazzo Tursi Genova

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ATTENZIONE A GENOVA ALLA MELA AVVELENATA!

L’aggregazione di IREN e AMIU, proposta a dicembre dalla giunta comunale di Genova, pone un problema di democrazia. Infatti il peso di una multiservizi finanziaria come IREN è tale per cui potrà decidere in base ai propri interessi, anche in contrasto, non solo con le scelte dei cittadini, ma anche del sindaco di una grande città: si genera un monopolio di fatto che condizionerà tutte le scelte per almeno 20 anni.

Per un servizio pubblico è sempre meglio una gestione pubblica rispetto a quella privata, che per sua natura intende produrre profitti.

Nel bando del Comune di Genova di agosto 2016

  • la ricerca di un partner da affiancare ad AMIU era per realizzare il piano industriale AMIU 2014- 2020, approvato dal Consiglio Comunale. La proposta di “piano industriale ottimizzato” stravolge tale piano, quindi non è congruente col bando.
  • i costi di messa in sicurezza di Scarpino 1 e 2 dovevano essere ammortizzati in 30 anni per non incidere eccessivamente sulla TARI. IREN ha proposto invece 10 anni in modo da contare su un significativo aumento della tariffa rifiuti, che si somma agli extra-costi per lo smaltimento fuori regione.
  • la conservazione degli attuali occupati a tempo indeterminato era garantita, ma con la proposta le funzioni di staff vengono centralizzate, concentrate a Piacenza: quindi a Genova resteranno soltanto le basse qualifiche.
  • era prevista la costruzione di nuovi impianti, mentre la proposta si limita all’impianto di selezione della raccolta congiunta; riteniamo che questa scelta ostacoli il cammino verso l’autosufficienza nella gestione integrata dei rifiuti; non avremo neppure un recupero occupazionale di personale specializzato, certo modesto, ma comunque utile in una città con gravi problemi (ad es. i lavoratori ex Ilva potevano essere reimpiegati negli impianti di trattamento dell’organico).
  • la governance della nuova società proposta sottrae poteri del Presidente di nomina Comunale, concentrandoli in capo all’amministratore delegato di nomina IREN.

Il nuovo piano industriale “ottimizzato” (per Iren) prevede una Raccolta Differenziata al 45% da attuarsi con tre “bidoni”: organico, vetro, tutto il resto (raccolta congiunta). E’ solo nell’interesse di IREN, che ha bisogno di alimentare i suoi inceneritori a Torino e a Parma semivuoti a causa dei locali progressi della RD, ma totalmente indifferente alle scelte nazionali e a quelle operate dal territorio: si scontra con la legge che impone il raggiungimento del 65%, col Piano Regionale del 2015, col Piano della Città Metropolitana adottato. Non è razionale quindi da parte del comune accettare tale proposta “indecente”, che ci riporterebbe al medioevo. Non si capisce quale vantaggio abbia convinto la Giunta ad accettare la proposta di Iren e perché il Consiglio Comunale debba ratificare una proposta che danneggia lavoratori di Amiu e cittadini.

Se dobbiamo giudicare IREN dai fatti, i genovesi sanno che negli anni in cui ha gestito il sistema idrico integrato le tariffe dell’acqua sono aumentate del 5% ogni anno oltre all’inflazione, il servizio non è migliorato, le condutture dell’acqua scoppiano allagando la città per la mancanza di manutenzione, gli utili di IREN crescono fino al 23% del fatturato.

Tutte queste motivazioni sono state esposte dai portavoce del Coordinamento ligure gestione corretta rifiuti (che comprende anche appartenenti a WWF, Legambiente, Italia Nostra, Zero Waste Italy, …) nell’audizione di venerdì mattina 13 gennaio alle commissioni consigliari Territorio e Sviluppo.

Insieme ad altre argomentazioni sono poi state esposte venerdì pomeriggio nel convegno organizzato a Palazzo Tursi. Insieme ad altri gruppi e movimenti è stato deciso di mobilitarsi nei prossimi giorni per far conoscere a molte persone i rischi dell’ingresso di Iren anche nella gestione rifiuti oltre che dell’acqua e in prospettiva non solo a Genova ma in tutta la Liguria. Ci saranno banchetti e distribuzione di volantini da mercoledì mattina a Piazza De Ferrari e una manifestazione a palazzo Tursi il 24 gennaio, in occasione del Consiglio Comunale che dovrà deliberare l’aggregazione.

Suggerimenti per il piano d’ambito provincia SV

Logo GCR Liguria

OSSERVAZIONI del COORDINAMENTO LIGURE GCR su PIANO AREA OMOGENEA per GESTIONE RIFIUTI in PROVINCIA DI SAVONA

 

 

In quanto organismo competente in materia, essendo stato riconosciuto nella Consulta dell’ATO regionale rifiuti dalla legge 20 del 2015, ci sentiamo in dovere di intervenire sul rapporto preliminare alla VAS pubblicato il 16 agosto 2016.

Quindi, facendo seguito alle nostre osservazioni sul Piano regionale Rifiuti fin dalla sua prima presentazione nel 2013, e in base ai valori da noi condivisi della strategia verso rifiuti zero, espressi nella LIP RIFIUTI ZERO:

A: ci esprimiamo sui vari obiettivi indicati nel rapporto per il 2020

A1. Riduzione produzione RSU del 15%.

Riteniamo indispensabile ridimensionare la quantità di RSU, attualmente a livelli patologici: 640 kg pro-capite nel 2014.

Quindi riconosciamo come un buon segnale che a regime si prevedano circa 540 kg per abitante, riportando il dato su un livello “fisiologico”.

Anzi riteniamo possibile anticipare al 2018 tale traguardo, puntando per il 2020 a meno 20%, quindi 512 kg: infatti quando si elimineranno i cassonetti stradali in tutti i comuni, si avrà tale riduzione solo per l’eliminazione dei conferimenti impropri di rifiuti speciali (de-assimilazione di fatto).

 

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Inceneritori, casi di stop per mercurio

Come individuare il mercurio, metallo molto velenoso e quindi estremamente dannoso alla salute?

Come smaltire correttamente gli oggetti che lo contengono (pile, batterie, apparecchi elettrici, lampade al neon, …)?

ARTICOLO (Inceneritori, i casi di stop per mercurio: lacune in misura emissioni e non c’è blocco dei rifiuti a rischio) CHE ESCE ON-LINE SUL FATTO DOPO CIRCA UN MESE DALLA PUBBLICAZIONE DI UN REPORT DI ARPA PIEMONTE

Piano d’Ambito Rifiuti per la Provincia di Savona

mappa-comuni-popolazioneE’ stato pubblicato il 16 agosto ed è un rapporto preliminare alla VAS (valutazione ambientale strategica).
Stabilisce gli obiettivi e azioni della gestione rifiuti in provincia entro il 2020, tra cui gli impianti di trattamento ritenuti necessari, all’interno del Piano regionale Rifiuti approvato il 25 marzo 2015 che prevede un unico ATO regionale suddiviso in 4 ambiti.

Riteniamo di non poterlo ignorare, perché ci condizionerà come amministratori e come cittadini-

Abbiamo ora l’importante occasione di far sentire la nostra voce su quello che riteniamo per esperienza una corretta gestione dei rifiuti: alcuni attivisti del Coordinamento GCR della provincia di Savona stanno quindi scrivendo osservazioni.

Trovate QUI il rapporto preliminare al Piano d’Ambito.

(Immagine prelevata da http://www.provincia.savona.it/provincia/ente/funzioni-area-vasta)