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Osservazioni del GCR Liguria alla VAS regionale sui Piani Provinciali per i rifiuti

Trovate QUI sul nostro blog le nostre osservazioni relativi ai Piani Provinciali in materia di gestione dei rifiuti espresse durante la procedura di Valutazione Ambientale Strategia a cura della Regione Liguria.

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Questo matrimonio non s’ha da fare

 

RICHIESTA TAVOLO TECNICO E MORATORIA DELIBERA

 

Il Sindaco Doria afferma nella sua intervista che, senza l’aggregazione con IREN, AMIU non sopravviverà e la TARI aumenterà del 20%. Ci sentiamo in dovere di fare alcune considerazioni:

 

Il Sindaco sembra non aver capito che gli scarti dei genovesi (carta e cartone, plastica, organico, apparecchi elettrici e cellulari, …) hanno un elevato valore commerciale se vengono raccolti separatamente.

 

Inoltre il primo e più urgente interesse dei genovesi è ridurre alla fonte la produzione di scarti con scelte intelligenti del Comune: ma l’interesse di Iren, di continuare ad avere molti rifiuti irrecuperabili per i propri “termovalorizzatori” a Torino e Parma, è in grave contrasto con questo obiettivo di economia circolare indicato dalla Commissione europea.

 

Cittadini e amministratori genovesi potrebbero anche trovarsi a pagare ulteriori multe per aver conferito nell’inceneritore di Torino, che ha ampliato la propria capacità senza le necessarie autorizzazioni. Quindi non sarebbe saggio regalare la nostra ricchezza a chi, come IREN, sa solo fare, come spa multi-utility, facili affari, anche contro i comuni suoi azionisti: recupera energia dai rifiuti con spese a carico di famiglie ed aziende, distribuisce utili elevati, trascura manutenzione reti idriche, accumula debiti. Una azienda si può considerare pubblica quando agisce nell’interesse del territorio e dei cittadini, non quando il suo capitale è posseduto in parte da Comuni che incassano dividendi.

La crisi di AMIU non nasce oggi, ma da mancate scelte del passato. Se oggi Scarpino è chiusa lo si deve a due fattori: la scelta del 1968 di realizzare la discarica in una località inadatta, “i laghetti”, ma soprattutto non aver mai costruito gli impianti obbligatori di separazione secco-umido, con conseguenti emissioni incontrollate di percolato per decenni nei corsi d’acqua e nelle falde. Nel 2008 la Commissione Comunale aveva indicato come prioritaria la realizzazione dell’impianto di separazione. Ma negli anni di gestione del presidente Casale nulla è stato fatto, neppure iniziare le pratiche amministrative.

 

Nessuno ha pagato per questa omissione: forse una crisi AMIU avrebbe facilitato la fusione con IREN?

 

Non è vero che oggi non vi siano alternative; nello stesso piano industriale AMIU 2014 si indicavano altre strade: reperimento per la messa in sicurezza di Scarpino di altre fonti di finanziamento quali i fondi europei, FSC in particolare, come scritto nell’accordo sindacale del 29-7-16, o fondi ministeriali o ancora la Cassa Depositi e Prestiti.

 

Questa strada non è stata poi seguita, neppure in seguito a ripetute richieste in consiglio comunale di analisi di alternative finanziarie, come non è mai stata chiesta l’emergenza ambientale e idrogeologica per risanare Scarpino. Forse perché ciò non avrebbe giustificato l’aggregazione con IREN?

 

Ora, se le banche non concedono ulteriori crediti ad AMIU, visti i costi di messa in sicurezza di Scarpino, allora perchè escludere un’altra strada: fare bandi riservati a società di impiantistica industriale per la realizzazione degli impianti di: 1) selezione e recupero materia seconda 2) digestione con recupero metano e successivo compostaggio? Si chiede di costruire gli impianti con recupero dell’investimento in 15 anni, con eventuale condizione di assumere manodopera e tecnici AMIU. Gli impianti producono utili, non sono solo un costo! Abbiamo difficoltà a capire per quale motivo un finanziamento su progetto possa essere usato per continuare a danneggiare la città cementificandola, ma non in questo caso.

 

Per tutti questi motivi siamo a fianco dei lavoratori AMIU, dei gruppi di difesa ambientale e di tutti i cittadini e i consiglieri che si dichiarano contrari all’ipotesi di privatizzazione.

 

Per questo proponiamo al Consiglio Comunale la sospensione della delibera e l’istituzione di un tavolo tecnico per elaborare un progetto condiviso.

 

 6 febbraio 2017 Coordinamento ligure Gestione Corretta Rifiuti

 

 

 

Convegno GCR a Palazzo Tursi Genova

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ATTENZIONE A GENOVA ALLA MELA AVVELENATA!

L’aggregazione di IREN e AMIU, proposta a dicembre dalla giunta comunale di Genova, pone un problema di democrazia. Infatti il peso di una multiservizi finanziaria come IREN è tale per cui potrà decidere in base ai propri interessi, anche in contrasto, non solo con le scelte dei cittadini, ma anche del sindaco di una grande città: si genera un monopolio di fatto che condizionerà tutte le scelte per almeno 20 anni.

Per un servizio pubblico è sempre meglio una gestione pubblica rispetto a quella privata, che per sua natura intende produrre profitti.

Nel bando del Comune di Genova di agosto 2016

  • la ricerca di un partner da affiancare ad AMIU era per realizzare il piano industriale AMIU 2014- 2020, approvato dal Consiglio Comunale. La proposta di “piano industriale ottimizzato” stravolge tale piano, quindi non è congruente col bando.
  • i costi di messa in sicurezza di Scarpino 1 e 2 dovevano essere ammortizzati in 30 anni per non incidere eccessivamente sulla TARI. IREN ha proposto invece 10 anni in modo da contare su un significativo aumento della tariffa rifiuti, che si somma agli extra-costi per lo smaltimento fuori regione.
  • la conservazione degli attuali occupati a tempo indeterminato era garantita, ma con la proposta le funzioni di staff vengono centralizzate, concentrate a Piacenza: quindi a Genova resteranno soltanto le basse qualifiche.
  • era prevista la costruzione di nuovi impianti, mentre la proposta si limita all’impianto di selezione della raccolta congiunta; riteniamo che questa scelta ostacoli il cammino verso l’autosufficienza nella gestione integrata dei rifiuti; non avremo neppure un recupero occupazionale di personale specializzato, certo modesto, ma comunque utile in una città con gravi problemi (ad es. i lavoratori ex Ilva potevano essere reimpiegati negli impianti di trattamento dell’organico).
  • la governance della nuova società proposta sottrae poteri del Presidente di nomina Comunale, concentrandoli in capo all’amministratore delegato di nomina IREN.

Il nuovo piano industriale “ottimizzato” (per Iren) prevede una Raccolta Differenziata al 45% da attuarsi con tre “bidoni”: organico, vetro, tutto il resto (raccolta congiunta). E’ solo nell’interesse di IREN, che ha bisogno di alimentare i suoi inceneritori a Torino e a Parma semivuoti a causa dei locali progressi della RD, ma totalmente indifferente alle scelte nazionali e a quelle operate dal territorio: si scontra con la legge che impone il raggiungimento del 65%, col Piano Regionale del 2015, col Piano della Città Metropolitana adottato. Non è razionale quindi da parte del comune accettare tale proposta “indecente”, che ci riporterebbe al medioevo. Non si capisce quale vantaggio abbia convinto la Giunta ad accettare la proposta di Iren e perché il Consiglio Comunale debba ratificare una proposta che danneggia lavoratori di Amiu e cittadini.

Se dobbiamo giudicare IREN dai fatti, i genovesi sanno che negli anni in cui ha gestito il sistema idrico integrato le tariffe dell’acqua sono aumentate del 5% ogni anno oltre all’inflazione, il servizio non è migliorato, le condutture dell’acqua scoppiano allagando la città per la mancanza di manutenzione, gli utili di IREN crescono fino al 23% del fatturato.

Tutte queste motivazioni sono state esposte dai portavoce del Coordinamento ligure gestione corretta rifiuti (che comprende anche appartenenti a WWF, Legambiente, Italia Nostra, Zero Waste Italy, …) nell’audizione di venerdì mattina 13 gennaio alle commissioni consigliari Territorio e Sviluppo.

Insieme ad altre argomentazioni sono poi state esposte venerdì pomeriggio nel convegno organizzato a Palazzo Tursi. Insieme ad altri gruppi e movimenti è stato deciso di mobilitarsi nei prossimi giorni per far conoscere a molte persone i rischi dell’ingresso di Iren anche nella gestione rifiuti oltre che dell’acqua e in prospettiva non solo a Genova ma in tutta la Liguria. Ci saranno banchetti e distribuzione di volantini da mercoledì mattina a Piazza De Ferrari e una manifestazione a palazzo Tursi il 24 gennaio, in occasione del Consiglio Comunale che dovrà deliberare l’aggregazione.

Scarpino: tempesta perfetta. CS Coordinamento ligure GCR.

Oggi la discarica di Monte Scarpino è chiusa.
Chi l’ha chiesto?
Cittadini, comitati e associazioni che hanno manifestato per decenni, senza risposta, per la stabilità e per le procedure di stoccaggio dei rifiuti?
Comune? Provincia? Regione? Le amministrazioni pubbliche si sono convinte ad aderire alla strategia “Rifiuti Zero”?

No, è chiusa perché una pratica di allargamento della discarica ha generato tentativi di deresponsabilizzazione negli enti che fino a ieri hanno approvato di tutto.
Ben vengano misure per la tutela della popolazione e dell’ambiente.
Ma abbiamo il dubbio che ci siano motivi nascosti, che, con la tutela dei cittadini nulla hanno a che fare.
Se si vuole favorire l’ingresso di mega multiutility, noi dichiariamo di essere del tutto contrari: la gestione dei rifiuti è un servizio pubblico (legge 2006) e le mega società non agiscono per il bene comune dei cittadini, che si sono espressi nel Referendum del 2011 per una gestione pubblica (cioè tramite Azienda Speciale, non tramite spa).

Non sono i grandi impianti (inceneritori/gassificatori o di produzione di CSS) a poterci salvare, rendendo inutili le discariche, ma solo una strategia intelligente concordata con la popolazione, fatta di tanti passi nella direzione giusta.
Riduzione dei rifiuti con auto compostaggio e centri di riuso e riparazione. Raccolta differenziata spinta con metodo porta a porta, l’unico a poter garantire quantità e qualità delle frazioni separate, compreso l’organico. Impianti di compostaggio diffusi sul territorio. Impianti a freddo, tipo quello già esistente a Genova, necessari a gestire le filiere dedicate. Tariffe puntuali in proporzione al rifiuto indifferenziato di ognuno, per responsabilizzare i cittadini.

Sono le stesse proposte che già abbiamo scritto alla Regione, tramite Osservazioni al Piano rifiuti 2013 e che attendiamo vengano recepite.
Ci vogliamo augurare che questo sia il momento giusto, per ripartire in un’altra direzione: dopo aver compreso quali rischi e costi derivino da un modello che punta così tanto sullo smaltimento in discarica, è ora che le amministrazioni adottino una strategia sostenibile, puntando da subito a ridurre, riusare, riciclare e restituire compost alla terra.

24 giugno 2014

Procurata emergenza: il collasso di Scarpino smaschera decenni di bugie.

Sversamento percolatoIn merito alla situazione di collasso del sito di Scarpino il Comitato genovese Gestione Corretta Rifiuti e il Comitato genovese Acqua Bene Comune osservano quanto segue:

1) Riteniamo quantomeno inaccettabile il basso profilo tenuto dalla Giunta, da Amiu, da Arpal e da ASL sulla pericolosità per i cittadini e per l’ambiente dei continui sversamenti di percolato nel Rio Cassinelle e quindi in mare.

La Giunta non può pensare di “cavarsela” lamentando che le condizioni meteorologiche attuali non prevedibili sono la causa principale della situazione.

Riteniamo urgentissimo che Amiu dia ufficialmente risposte responsabili e non “propagandistiche” ai cittadini sulla reale situazione ambientale del sito di Scarpino e sugli interventi (modalità e tempistica) che intende effettuare per evitare che gli sversamenti di percolato nei rii genovesi e quindi in mare continuino per tutta la stagione invernale.

Arpal e ASL, ciascuna secondo le proprie responsabilità, devono uscire dall’inerzia verso un fenomeno che hanno tollerato per anni, informando sui rischi che cittadini e ambiente stanno correndo ed esigendo provvedimenti concreti.

2) C’è un legame molto stretto tra i miseri risultati della raccolta differenziata (circa 30%, contro il 65% fissato dalla legge per il 2012) e il collasso di Scarpino.

Oggi due terzi dei rifiuti raccolti da AMIU vanno ancora in discarica, mentre dovrebbero essere appena un terzo (il 35%). Il rifiuto da parte di AMIU e delle amministrazioni comunali negli ultimi 20 anni di puntare sulla raccolta differenziata porta a porta, necessaria premessa del riciclo dei materiali, e sulla realizzazione di adeguati impianti di compostaggio, ha saturato Scarpino e ha creato una bomba ecologica che ora sta collassando, riversando sulla città migliaia di tonnellate di liquami tossici che in parte si depositano dove capita, in parte finiscono in mare.

I costi umani ed economici di quel misto di arretratezza culturale, incompetenza e meschini  interessi di bottega che hanno guidato il Comune e Amiu sono e saranno ingenti. Già ora la tassa che paghiamo per il servizio è salatissima, dentro ci sono anche le multe che dobbiamo  pagare per il mancato raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata. Le inchieste della magistratura stanno portando alla luce i soliti maneggi, quelli che tutti conoscevano e qualcuno denunciava, ma la politica o era complice, o pensava ad altro.

La responsabilità degli sversamenti di percolato tossico nel Cassinelle non è tanto di chi l’ha deciso come misura estrema per evitare guai peggiori (così affermano gli interessati), quanto di chi in tutti questi anni ha guidato il Comune di Genova e AMIU. I quali a fronte di ripetute denunce hanno mentito asserendo che a Scarpino tutto era sotto controllo.

Ci sono anche responsabilità di chi ha guidato e guida il servizio idrico. Il depuratore di Cornigliano non ha mai funzionato bene, gli abitanti sono esasperati per i miasmi che emana tutto l’anno, 24 ore al giorno. Lì va a finire il percolato che arriva da Scarpino. Il depuratore è da rifare, ma Mediterranea delle Acque non ha soldi da investire, e negli ultimi 3 anni ha dovuto dare tutti i suoi guadagni agli azionisti, come dividendi (65 milioni, addirittura 17 milioni in più degli utili realizzati). Ecco i vantaggi della privatizzazione! Continuano a dirci che i privati portano soldi per fare gli investimenti…. Invece vengono per  prenderseli, e c’è ancora chi si stupisce…

Questa amministrazione, guidata dal sindaco Doria, è in carica da poco più di un anno e mezzo.  Ma ha deciso di privatizzare AMIU, forse perché fa gola a Iren, che gestisce già il servizio idrico genovese attraverso la controllata Mediterranea delle Acque. E Iren SpA è un gioiello di famiglia del PD. Il Comune rinuncia a essere potere pubblico, diventa un proprietario-azionista come gli altri, alla ricerca di profitti.

Sembra che ora il Comune e AMIU intendano seguire due vie apparentemente convergenti: potenziare la raccolta differenziata da un lato, dall’altro attuare una separazione successiva alla raccolta con un impianto per il trattamento meccanico-biologico (TMB), per produrre CSS, ossia un combustibile solido secondario che può essere bruciato negli inceneritori classici, per rifiuti, oppure in cementifici e centrali elettriche.

C’è il pericolo che questa scelta, che può avere una sua convenienza dal punto di vista di un investitore privato, grazie anche agli incentivi statali, nuovamente porti a frenare la raccolta differenziata porta a porta, in quanto per avere un adeguato potere calorifico il CSS ha bisogno di contenere materiali quali carta e plastica che non verrebbero quindi riciclati, ma bruciati. I danni li pagherebbe la collettività, sotto forma di danni alla salute, di danni ambientali e infine di danni economici.

Il collasso di Scarpino dovrebbe essere di ammonimento per tutti. Siamo all’emergenza, un’emergenza costruita dal misto di stupidità e di avidità che guida ormai la sfera pubblica in Italia, e non solo.

Gli amministratori pubblici facciano la loro parte, non imbocchino la via della cessione ai privati di funzioni che sono fondamentali per le comunità e per i territori che dovrebbero rappresentare.

Sono stati eletti per gestire i beni e le funzioni pubbliche in nome dell’interesse collettivo, non  per dismetterli. Se ritengono di non avere alternative a fare i curatori fallimentari, se non sono capaci di gestire decentemente i beni e le funzioni che la comunità gli ha affidato, ebbene, se ne vadano, la smettano di fare danni.

Genova, 16 gennaio 2014

Comitato genovese Gestione Corretta Rifiuti

Comitato genovese Acqua Bene Comune

Presentazione LIP presso Zenzero 28/3/13

Qui di seguito potete trovare il filmato della diretta streaming del seminario di Venerdì 28 Marzo e la presentazione realizzata ed esposta a cura di Federico Valerio.

Grazie a Cristian Panzera per le riprese.

No alla privatizzazione di AMIU

EVITARE LA PRIVATIZZAZIONE DI AMIU PER REALIZZARE LA STRATEGIA ENUNCIATA DAL SINDACO MARCO DORIA SUL TRATTAMENTO DEI RIFIUTI

Le dichiarazioni del sindaco Doria all’inaugurazione, il 4 marzo scorso, del nuovo impianto dell’AMIU a Bolzaneto, sono senza dubbio un’ottima notizia.
Questa amministrazione ha abbandonato l’idea di un inceneritore a Scarpino, puntando invece sul recupero di materia, da riciclare in nuovi processi produttivi o altri impieghi utili.
Si pensa di collocare a Scarpino un impianto di separazione a freddo (per l’indifferenziata, si suppone), e un impianto di compostaggio (attualmente a Genova non ne esistono, e ciò rende inutile la raccolta separata dell’umido).
La previsione dell’amministrazione è che politiche di riduzione dei rifiuti, da una parte, la crescita della raccolta differenziata, dall’altra, produca una diminuzione della quantità di rifiuti da smaltire, rendendo inutile l’impianto di incenerimento.
L’intenzione è apprezzabile, e l’impianto inaugurato a Bolzaneto è una realizzazione estremamente positiva.
Tuttavia qualche elemento di preoccupazione esiste, ed è forte.
Il successo di questa strategia richiede un forte coinvolgimento dei cittadini. Principalmente non con le multe, ma con l’informazione, l’educazione, la motivazione. Perché il recupero dei materiali dipende dal modo come sono messi da parte nelle case. Poi occorre che la raccolta sia organizzata con accuratezza e pulizia. Tutto il contrario del deprimente spettacolo di cassonetti ammucchiati nelle strade, come vediamo adesso. Questo non è un metodo di raccolta porta a porta, l’unico con cui si può arrivare al 65% (e oltre) di raccolta differenziata
Con un vero metodo di raccolta differenziata si può introdurre la tariffa puntuale, che responsabilizza ogni singolo utente.
Ormai i tempi sono stretti. Scarpino è vicina all’esaurimento,non si può pensare di continuare ancora per molto tempo di riversarvi il 65% di tutta la spazzatura raccolta a Genova.
Non si possono aspettare anni e anni per l’impianto di compostaggio a Scarpino (localizzazione tutt’altro che felice, quant’è l’impatto ambientale di tutti quei camion che debbono faticosamente risalire quella strada ripida e tortuosa?).
Qui arriviamo al punto critico, che è l’AMIU, oggi una società a socio unico, il Comune di Genova. Per la quale si parla di una possibile privatizzazione, ossia di una vendita di quote azionarie, probabilmente a Iren.
Iren ha appena messo in funzione il contestatissimo inceneritore di Parma, e ha comprato dal Comune di Torino una quota di controllo del nuovo inceneritore del Gerbido. Non è proprio un biglietto da visita esaltante per chi vuole evitare, a Genova, l’impianto a caldo.
AMIU è il perno di ogni strategia sulla gestione dei rifiuti, il braccio operativo che permette di passare dalle intenzioni ai fatti.
L’ideale sarebbe trasformarla in azienda speciale, di diritto pubblico, sottraendola a ogni tentativo di privatizzazione.
E premere sull’acceleratore per organizzare il ciclo dei rifiuti come un insieme coerente, mirato alla massima salvaguardia dell’ambiente, della salute umana, e dell’interesse economico della collettività.

Genova, 07/03/2013

GESTIONE CORRETTA RIFIUTI GENOVA