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Scelte di comuni virtuosi: Forlì

https://rifiutizeroer.blogspot.com/2018/12/forli-alla-regione-ora-modificare-il.html

A quando anche in Liguria scelte simili a quella di Forlì, che ha come obiettivo di ridurre la quantità di rifiuto indifferenziato (o secco residuo) a 54 kg annuali per ogni abitante, tramite la raccolta differenziata porta a porta con tariffa puntuale?logo_riciclo_materiali

Osservazioni del GCR Liguria alla VAS regionale sui Piani Provinciali per i rifiuti

Trovate QUI sul nostro blog le nostre osservazioni relativi ai Piani Provinciali in materia di gestione dei rifiuti espresse durante la procedura di Valutazione Ambientale Strategia a cura della Regione Liguria.

Presentazioni VAS piani provinciali (1)

Il 3 ottobre la riunione presso la provincia di Imperia è stata proficua per la possibilità  di fare domande ed esprimere il parere del coordinamento ligure GCR..

Sull’impianto “unico” di Colli abbiamo osservato che è necessario inserire anche nel piano la previsione di produrre bio-metano raffinando il biogas prodotto dal bio-digestore (prevista già nel progetto dell’impianto).

Soprattutto abbiamo sottolineato nel TMB la bontà del recupero di materia dal RUR (indifferenziata) escludendo la produzione di CSS, secondo noi di GCR anti-economica e anti-ambientale perché distrugge materia per produrre energia elettrica e produce fumi e ceneri inquinanti dannose per la salute.

Le risposte in merito di 2 funzionari della regione presenti (Oteri e Barone) non sono state rassicuranti: hanno confermato la loro convinzione di dover scegliere CSS perché così diminuirebbero i conferimenti in discarica, così ha detto il ministero dell’ambiente e poi le materie seconde non avrebbero più mercato, le imprese di riciclo non le acquistano più.

Abbiamo poi chiesto chiarimenti sugli standard tecnici previsti per i capitolati di gara: sarà obbligatorio prevedere porta a porta e tariffa puntuale dal 2021.

 

Suggerimenti per il piano d’ambito provincia SV

Logo GCR Liguria

OSSERVAZIONI del COORDINAMENTO LIGURE GCR su PIANO AREA OMOGENEA per GESTIONE RIFIUTI in PROVINCIA DI SAVONA

 

 

In quanto organismo competente in materia, essendo stato riconosciuto nella Consulta dell’ATO regionale rifiuti dalla legge 20 del 2015, ci sentiamo in dovere di intervenire sul rapporto preliminare alla VAS pubblicato il 16 agosto 2016.

Quindi, facendo seguito alle nostre osservazioni sul Piano regionale Rifiuti fin dalla sua prima presentazione nel 2013, e in base ai valori da noi condivisi della strategia verso rifiuti zero, espressi nella LIP RIFIUTI ZERO:

A: ci esprimiamo sui vari obiettivi indicati nel rapporto per il 2020

A1. Riduzione produzione RSU del 15%.

Riteniamo indispensabile ridimensionare la quantità di RSU, attualmente a livelli patologici: 640 kg pro-capite nel 2014.

Quindi riconosciamo come un buon segnale che a regime si prevedano circa 540 kg per abitante, riportando il dato su un livello “fisiologico”.

Anzi riteniamo possibile anticipare al 2018 tale traguardo, puntando per il 2020 a meno 20%, quindi 512 kg: infatti quando si elimineranno i cassonetti stradali in tutti i comuni, si avrà tale riduzione solo per l’eliminazione dei conferimenti impropri di rifiuti speciali (de-assimilazione di fatto).

 

Clicca QUI per visualizzare il documento in formato PDF

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Comuni ricicloni, nuovo criterio

Legambiente sposa in pieno la strategia RZ.

Bella giornata di buone pratiche e impegni verso la #circulareconomy.

Senza discariche né inceneritori. Scarica il dossier Comuni Ricicloni 2016 >>qui

Per abbattere il secco meno inceneritori e tariffe in base ai rifiuti residui prodotti

L’iniziativa di Legambiente valorizza chi riduce al minimo la frazione non riciclabile, destinata ai termovalorizzatori. Veneto (204 comuni), Lombardia (76), Friuli-VG (63), Trentino-Alto Adige (56) e Campania (50) le regioni che svettano per enti locali virtuosi; Piemonte (solo 8), Liguria (2).

Scelta vincente, la tariffazione puntuale che lega la tariffa alla quantità di residuo prodotto.

Il premio ‘Comuni ricicloni’ quest’anno parla di storie. Due esempi su tutti. A Parma le bollette sono state tagliate per oltre 92mila famiglie, a Catanzaro la raccolta porta a porta ha portato a un piccolo miracolo: la percentuale di RD è più che triplicata.

Nel 2016 Legambiente ha alzato l’asticella: per entrare nell’Olimpo della gestione sostenibile, ai comuni non basta superare il 65% di RD, ma è necessario produrre non più di 75 chilogrammi di rifiuto secco indifferenziato all’anno per abitante. Si punta sulla prevenzione. Ergo, bisogna produrre meno rifiuti.

In Italia aumentano i comuni ‘rifiuti free’: sono 525 che rispondono a entrambi i criteri di valutazione. E’ in atto una rivoluzione –  dichiara Rossella Muroni, presidente nazionale di Legambiente presentando il dossier – una riforma anti-spreco che fa bene al Paese, perché dimostra che l’economia circolare è già in parte in atto e che un’Italia libera dai rifiuti è un sogno realizzabile”. Ora la vera scommessa “è quella di far diventare tutta l’Italia, nei prossimi 3 anni, ‘rifiuti free’ attraverso l’obbligo di tariffazione puntuale, lo stop ai nuovi inceneritori, l’aumento dei costi in discarica e la costruzione di nuovi impianti di riciclo”.

COMUNI ‘RIFIUTI FREE’.

In queste realtà vive il 7% degli italiani, 3 milioni di cittadini che hanno ridotto il residuo non riciclabile da smaltire. “Risultati ottenuti con la responsabilizzazione dei cittadini attraverso una raccolta domiciliare, la comunicazione efficace e politiche anche tariffarie che premiano il cittadino virtuoso”. Dei 525 comuni premiati 255 hanno tariffazione puntuale.

LE CLASSIFICHE.

Nel dossier sono comunque elencati tutti i comuni (1520 come quelli dello scorso anno su un totale di 8.055) che, rispettando gli obiettivi stabiliti dal decreto legislativo 152/06, hanno differenziato almeno il 65% dei rifiuti prodotti. I migliori tre comuni con meno di 10mila abitanti sono Sassano (Salerno) al 95%, Castelcucco (Treviso) al 92% e Tortorella (Salerno) al 91%. Sopra i 10mila abitanti Pergine Valsugana (Trento) (89%), San Biagio di Callalta (88%) e Preganziol (87%) (Treviso).

Nella classifica sulla produzione di rifiuto secco nei comuni con meno di 10mila abitanti: appena 11 chili a Tortorella e 17 a Sassano (Salerno), 21 a Valda (Trento). Oltre i 10mila abitanti la miglior performance è di Monsummano Terme (Pistoia) con 34, seguono Trevigiano con 34 e Serravalle Pistoiese con 37. Tra i capoluoghi di provincia i migliori sono Treviso, Pordenone e Belluno.

Nel dossier ci sono storie di eccellenza, come quella dell’Emilia Romagna e del suo “nuovo sistema di premialità e penalità basato sul quantitativo di secco residuo avviato a smaltimento e non sulla percentuale di raccolta differenziata”.

LE GESTIONI CONSORTILI: L’UNIONE FA LA FORZA.

Oltre ai comuni di eccellenza, ci sono anche le tante esperienze di gestioni consortili che confermano ancora una volta la loro validità: praticamente tutti i ‘rifiuti free’, con pochissime eccezioni, fanno parte di un consorzio o di una comunità montana. A guidare la classifica dei Consorzi virtuosi al di sopra dei 100mila abitanti è il Consiglio di bacino Priula (Treviso) che può vantare per i suoi 556mila abitanti quasi l’83% di RD con poco più di 50 chili di secco residuo. Tra quelli al di sotto dei 100mila abitanti si distingue Amnu (Trento), con quasi 43 chili. Gran parte dei consorzi si trovano in Triveneto. “Con caratteristiche territoriali molto simili diventa economico ed efficiente effettuare un servizio unico che limita di molto la ‘fuga’ di immondizia in altri territori limitrofi”.

LE NUOVE SFIDE.

La nuova sfida è la riduzione del secco residuo, “da avviare in impianti di incenerimento e in discarica, per accompagnare verso la rottamazione il sistema impiantistico che ha caratterizzato gli anni ’90 e 2000”. Anche se ci sono stati diversi passi avanti dal punto di vista normativo (dalla legge sulle agenzie ambientali a quella sugli ecoreati), bisogna fare di più. Legambiente rilancia così sei delle dieci proposte contenute nel Manifesto Rifiuti free (le altre 4 sono diventate realtà). Il primo passo da compiere è quello di “utilizzare i proventi dell’ecotassa per politiche di prevenzione, riuso e riciclo”.

E dato che negli ultimi 20 anni la combustione dei rifiuti è stata ampiamente incentivata (nonostante l’Europa indicasse di perseguire prima prevenzione e riciclo), oggi imperativo è “eliminare gli incentivi per il recupero energetico dai rifiuti” e contemporaneamente “completare gli impianti per il riciclo e il riuso dei rifiuti”. Infine “Chi inquina paga”: Legambiente sollecita il ministero dell’Ambiente ad approvare il decreto sulla tariffazione puntuale previsto dalla legge di stabilità approvata nel dicembre 2013 e chiede lo stop a qualsiasi commissariamento per l’emergenza rifiuti.

I bidoni con calotta sono un buon investimento?

                                                           

 Lettera aperta ai Sindaci dei Comuni di Noli, Spotorno, Vezzi Portio

 Oggetto: parere Coordinamento ligure GCR su nuovi bidoni con calotta a chiavetta

Abbiamo appreso, da Trucioli savonesi del 25 febbraio 2016, che avete intenzione di apportare dei cambiamenti nel sistema di raccolta dei rifiuti solidi urbani, allo scopo di aumentare la percentuale di raccolta differenziata e di applicare una tariffazione puntuale, commisurata ai rifiuti residui indifferenziati conferiti in nuovi e speciali cassonetti, dotati di calotta con apertura a chiave.

L’obiettivo che vi siete posti è lodevole!

Cercare di porre rimedio al sistema attuale di raccolta rifiuti, che raccoglie quantità di frazioni differenziate molto inferiori (con l’eccezione di Noli) alla percentuale fissata dalla legge del 2012 al 65%  – e, soprattutto, di qualità scadente che non ne permette il riciclo – è certamente un obiettivo importante, oltre ad essere in linea con la legge.

Ma lo strumento che avete scelto è costoso (anche per elevati costi di acquisto o noleggio dei dispositivi) e inefficace: in base alle esperienze di tutti i comuni che lo hanno adottato tempo fa e poi abbandonato (Imperia, Alessandria, Bolzano, Chianti, … ), succede che troppi cittadini, per non far rilevare il proprio conferimento, o perché hanno dimenticato la chiave, … , preferiscono:

abbandonare a fianco del cassonetto sacchetti anonimi di indifferenziata, i cui ritiri dovranno essere quindi sempre giornalieri, mentre si dovrebbero ridurre ad una sola volta a settimana, con diminuzione del costo relativo;

introdurre i sacchetti a fianco, in un bidone aperto della RD, con peggioramento della sua qualità per presenza di troppi scarti.

Facilmente poi le serrature si rompono o sono forzate e così non si possono più impedire i conferimenti impropri di aziende edilizie ed altre e i costi di manutenzione aumentano.

Le corrette esperienze di gestione dei rifiuti passano invece attraverso il metodo detto “Porta a Porta” che responsabilizza e obbliga ogni utente a conferimenti controllati, riducendo inoltre la quantità di rifiuti prodotti, e permette l’applicazione della Tariffazione puntuale, oltre che la riduzione del costo pro-capite (TARI); questo stiamo scrivendo da 3 anni e questo vi avremmo ripetuto se ci aveste consultati, e a costo zero: siamo volontari che hanno approfondito con incontri e con esperti i vari aspetti della strategia verso rifiuti zero, durante la raccolta firme per la Legge Rifiuti Zero ora in Parlamento e scrivendo  Osservazioni al Piano regionale rifiuti del 2015.

Poiché anche l’articolo di Trucioli contiene varie informazioni errate o approssimative sull’argomento, saremmo lieti di contribuire a migliorare l’informazione delle Amministrazioni comunali e dei Cittadini.

La prossima occasione sarà il 7 maggio ore 15 nella sala consigliare del comune di Celle in provincia di Savona, dove, nel corso di un Seminario di Gestione Corretta dei Rifiuti, alcuni Comuni esporranno la propria esperienza positiva di raccolta differenziata: vi invitiamo fin da oggi a parteciparvi per un utile confronto di opinioni.

Finale Ligure 10 marzo 2016